Salari più bassi non servono. La svolta è nell’innovazione

Le luci dela ribalta tornano dunque ad essere puntate sul Sud ed i suoi mille problemi. Non è una cosa da poco. Usciamo, infatti, da una fase di profonda rimozione della questione meridionale. Perfino dal punto di vista terminologico. Utilizzando l’espressione aree depresse si tendeva nei fatti a definire un Paese, il nostro, nel quale la crisi era senza confini territoriali. Ci voleva la ripresa economica per dimostrare che così non era, che qualche ragione pure l’avevano coloro che sostenevano le specificità e la drammaticità della crisi del Meridione. Ciò detto, è evidente che l’esigenza vera che abbiamo di fronte è quella di conseguire risultati concreti. Da questo punto di vista, credo che si debba puntare ad uno sviluppo in grado di autoalimentarsi, ad una crescita economica che crei posti d lavoro competitivi.
Il corretto funzionamento del sistema di emrcato è in questo senso decisivo. Mercato inteso innanzitutto come regole, norme trasparenti che garantiscano la concorrenza, che mpediscano lo sfruttamento di posizioni dominanti, che favoriscano la qualità dei prodotti e dei sistemi produttivi. Per fare in modo che all’interno delle regole possano emergere i più bravi e non i più favoriti o i più protetti.
Un sstema di regole di questo tipo può favorire la nascita e a diffusione di nuove imprese. E’ in questo quadro che il sindacato nitario ha chiesto che il coordinamento e l’indirizzo per il nuovo intervento pubblico sia attribuito al Ministero del Bilancio; che sano formalizzati i rapporti cn la Conferenza delle Regioni per concertare le politiche di sviluppo e l’utilizzo dei fondi CEE; che sia potenziato lo strumento dell’accordo di programma. Il tutto, con al centro una grande idea guida: l’innovazione. Esiste una teoria, definita del catching up, che sostiene che quando n un’area poco sviluppata vengono immesse nuove tecnologie, s ottiene una crescita media della produttività del lavoro superiore a quella dei paesi più avanzati. Francamente, non si comprende perché in questo Paese, da parte di governo e imprenditori, non si riesca mai ad andare al di là della richiesta di salari più bassi.
L’innovazione può essere la chiave per rpensare in positivo il rapporto tra sviluppo produttivo e città. Bast pensare ai sistemi di infrastrutture, dalle telecomunicazioni ai trasporti. E le aree deindustrializzate, quelle che oggi sono cimiteri industriali, possono rappresentare, come dimostrano gli esempi di Pittsburgh, Lione, Torino, Milano, grandi risorse per il futuro.
C’è bisogno di profonde innovazioni nei rapporti tra la formazione ed l lavoro, sia per quanto riguarda i giovani che i lavoratori occupati.  Sage lavorativi per sudenti, rqualificazione dei lavoratori anche attraverso un utilizzo intelligente delle congiunture negative sono la prassi in tutti i paesi più avanzati. Può essere questa una strada da sperimentare nel Sud, insieme a forme flessibili di utilizzazone degli orari di lavoro? Tutto questo richiede evidentemente un salto di qualità da parte di governo, istituzini locali, imprenditori, sindacato.
Il nostro no alla Finanziaria è forte anche perché in essa di tutto questo non c’è traccia. E le stesse affermazioni del Presidente del Cnsiglio a Melfi ci sembrano per molti versi rituali e generiche.
ci vuole coraggio. Anche per ritornare su scelte che si stanno rivelando ingiuste e dannose. Altrimenti si fa solo prpaganda. Mentre qui abbiamo un disperato bisogno di fatti.

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