Ouchi

Un clan è un dispositivo di gestione che tiene conto dei sacrifici a breve termine di alcune parti di uno scambio, quando questi sacrifici diventano evidenti, e poi compensa adeguatamente gli individui in modo che venga ripristinato l’equilibrio a lungo termine tra incentivi e contributi di tutte le parti.

Mentre un sistema informativo esplicito deve essere creato e mantenuto intenzionalmente e con un certo costo, un sistema informativo implicito spesso “cresce” come un sottoprodotto naturale dell’interazione sociale. In un clan, l’informazione è contenuta nei riti, nelle storie e nelle cerimonie che trasmettono i valori e le credenze dell’organizzazione. Un esterno non può avere rapidamente accesso alle informazioni che riguardano le norme di decisione utilizzate nell’organizzazione, ma il sistema informativo non richiede un esercito di contabili, di esperti di elaborazione e di dirigenti; semplicemente esso c’è.

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One Reply to “Ouchi”

  1. “Alex, amico mio,finita questa lettera scenderò per via dei Colli, via San Mamolo,via D’Azeglio e via Farini a cavallo della mia celebre vespa special, mi fermerò in piazza Minghetti di fronte alle poste, imbucherò la lettera, forse prenderò un gelato (mi va un gelato alla frutta con le amarene sopra),tornerò indietro, lascerò la vespa in giardino, mi chiuderò in casa e distruggerò tutti i quadri che si sono comprati i miei per far bello questo posto di morti.Mi fa troppo schifo vivere così, e ci sono troppo dentro per cambiare.Comunque, i miei sono dei poveretti.Non è per loro che ho deciso.E’ per me.Ho pensato e pensato, vecchio mio.E le mie conclusioni sono queste:se sei un barbone, un drogato, un immigrato, un albano, sei fottuto.Ti isolano,sei fuori dal gruppo.Poi, il gruppo ti lascia più o meno in pace e in disparte all’inizio, fino a quando non ne fai una troppo grossa, e allora finisci in galera.Se invece sei una persona normale, rispettabile, se sei nel gruppo, bene o male lavori per il gruppo.E questo non vuol dire necessariamente essere onesti.Anzi.I capi del gruppo sono tipo gli amici dei miei, gran stronzi pieni di soldi che cercano di controllare la gente.Con i partiti, con la cesura, con i gruppi economici.Ne sai a pacchi di queste cose, tu, che sei una specie di inkazzato sociale.Il gruppo è tutta la merda che ci danno da mangiare, giusto.Ecco, io credo che se ne esca o essendo intelligentissimi, spiritualmente liberi come i monaci buddhisti o i grandi filosofi, e allora ci si innalza;oppure prendendo il sacco a pelo e andando a vivere alla stazione o nei campi nomadi, e allora ci si abbassa.A me la prima soluzione non mi va.Troppo dura.E poi l’unica cosa intellettuale che faccio è guardare dei film.E la seconda non mi va perchè a fare i barboni ci si ammala quasi subito e si diventa pieni di croste e malati e bruttissimi.C’è pure un terzo modo, alla fine:un salto fuori dal cerchio che ci hanno disegnato intorno.Mi fa solo un pò schifo pensare a come sarà il mio corpo.Ieri notte ho sognato i pompieri che entravano in casa buttando giù la porta e trovavano il mio cadavere.Ero sdraiato per terra a pancia in su.Il pompiere era grosso, sui cinquanta, aveva i baffi neri, mi sollevava la testa e diceva:”Povero ragazzo…” come nei film.Ma sono a posto con me stesso, sai Alex?,perchè è la prima grande cosa che faccio.Tutto il resto me l’avevano insegnato, questa storia l’ho progettata e decisa io.Alex, amico mio, sono sereno, non credere.Ti abbraccio e ti saluto con tutta la forza.Non lasciare che ti sottomettano.Non dimenticarmi.Martino”Penso che questo sia uno dei modi più belli e terribili di spiegare come il gruppo sociale condiziona la vita(soprattutto dei giovani).Questa è una lettera tratta da un romanzo per ragazzi di Enrico Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppo.Martino è un sedicenne tossicodipendente che è talmente intrappolato nella fitta rete del gruppo sociale da non riuscire a liberarsi.Questa situazione ha determinato una crisi nel giovane che trova rimedio nel suicidio.

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