Ricordare Gandhi

Giornata particolare, questa che apre la V° settimana dell’anno.
Pochi lo ricorderanno, ma è il 30 gennaio (del 1969) che i Beatles fanno la loro ultima apparizione in pubblico. Ancora nello stesso giorno (era l’anno di grazia 1649) ancora in Inghilterra, Re Carlo I Stuart viene decapitato (con la proclamazione della repubblica le redini del potere passeranno nelle mani di Oliver Cromwell). Sempre il 30 gennaio (questa volta del 1933) Adolf Hitler viene nominato “Cancelliere del Reich”, nello stesso giorno in cui Franklin Delano Roosevelt, il presidente passato alla storia per il New Deal e il ruolo avuto dagli USA nella 2° guerra mondiale, compie il suo 51° compleanno.

Perché vi raccontiamo tutto questo?
Non certo per suggerirvi di stare particolarmente attenti a gufi, gatti neri, telepredicatori di varia umanità. Ma perché il 30 gennaio (del 1948) è anche il giorno in cui Mohandas Karamchand Gandhi viene ucciso da un fanatico indù. Perché questa settimana qui a scuola medium intendiamo ricominciare da dove è finita quella precedente. Dalla Memoria. Ricordando proprio il Mahatma (grande anima) Gandhi, la sua vita spesa a predicare e a combattere per la non violenza e la tolleranza. Perché anche questa ci sembra una maniera utile per onorare la memoria, per riflettere sulla nostra storia. E perché ci piace pensare, che “essere moderni non significa sacrificare il passato a favore del nuovo, ma mantenere, comparare e ricordare i valori che abbiamo creato, rendendoli moderni in nodo da non perdere il valore del moderno” (Fuentes, 1990).

Definire i grandi come Gandhi è sempre estremamente difficile, ma nel nostro caso ci possono aiutare le semplici, straordinarie parole che egli stesso ci ha tramandato: “la mia mente è ristretta. Non ho letto molte opere letterarie. Non ho visto gran che del mondo. Mi sono concentrato su certe cose della vita e, a parte queste, non ho altri interessi. Le opinioni che ho formulato e le conclusioni a cui sono giunto non sono definitive, posso cambiarle domani. Non ho nulla di nuovo da insegnare al mondo. La verità e la non violenza sono antiche come le montagne” (Gandhi, 1981).

Cosa aggiungere ancora?
Che dal versante dell’azione politica le idee guida fondamentali che ispirano il Mahatma sono nella sostanza tre: l’autodeterminazione dei popoli; la pratica della non violenza come strategia di lotta; la tolleranza religiosa.

Che sono stati numerosi coloro che si sono ispirati a lui e alla sua dottrina per dare spessore e ancoraggio alle loro lotte per la democrazia e contro l’apartheid (Martin Luther King e Nelson Mandela sono solo due degli esempi più famosi).

Che tra le sue numerose, epiche battaglie va ricordata la cosiddetta Marcia del Sale che portò Gandhi e i suoi discepoli fino al mare dove, per protestare contro il monopolio inglese, veniva fatta bollire l’acqua estraendone il sale.

Infine, per coloro che avessero voglia di conoscere più da vicino il pensiero del Mahatma, ecco un piccolo glossario dei concetti fondamentali che lo hanno guidato nella sua vita:
Ahimsa: nonviolenza, pratica dell’Amore;
Aparigraha: non possesso, povertà volontaria, vita semplice;
Ashram: comunità di preghiera e di meditazione guidata da un maestro;
Bapu: padre, appellativo con il quale i seguaci si riferiscono a Gandhi;
Brahmacharya: autodisciplina, autocontrollo, purezza;
Hartal: sciopero generale accompagnato da preghiera e digiuno;
Himsa: violenza, male;
Rama: Dio;
Ramanama: nome di Dio;
Satya: verità che Ghandi ricerca attraverso la pratica della non violenza;
Satyagraha: forza dell’animae della non violenza;
Swadeshi: autonomia, autosufficienza, amore per il proprio paese;
Swaraj: indipendenza;
Sarvodaya: bene comune.

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