Future hunter reloaded

C’è chi ha già scelto di interagire.
Per sostenere che bisogna “gestire questa complessità che ci avvolge, ci assale, alimenta precarietà e insicurezza, nel modo più inteligente e consapevole possibile”. O che “archiviate le tante battaglie ideologiche del ‘900, messi a tacere molti capitoli della storia degli anni ’70, rimane solo una sfida individualistica, nell’ormai sterile attesa che in Italia (soprattutto in quella meridionale) da interessi comuni discendano nuove battaglie comuni”.
Per chedersi se “più che cercare un lavoro migliore l’unica non sia rischiare in proprio con un’idea”. O per ricordare che “incertezza, precarietà e insicurezza sono parole che conoscono bene tutti i laureati che da poco si trovano catapultati in questa triste realtà, completamente abbandonati dall’università che, in modo particolare al Sud, non riesce a creare contatti tra chi si laurea e il mondo del lavoro”.

Ma la domanda è sempre lì: una vita da precario è davvero l’unica prospettiva possibile per le nuove generazioni?
Questa settimana abbiamo deciso perciò di fare uno strappo alla regola. E di insistere sullo stesso tema. Sperando che siano ancora in tanti a interagire. A raccontare le proprie esperienze. A esprimere le proprie opinioni. A commentare l’articolo con il quale abbiamo aperto la discussione la scorsa settimana. O gli interventi finora postati dai lettori.
Buona partecipazione.

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