Per genio e per plagio

Friedrich August Kekulé von Stradonitz (1829 – 1896) è stato un personaggio singolare da molti punti di vista.
Si iscrive all’Università come aspirante architetto e la lascia come chimico. Passa alla storia per la sua definizione della struttura esagonale del benzene, per la scoperta delle catene e dei cicli di carbonio formati da atomi di carbonio legati tra loro su base quattro. È con lui che la chimica organica diventa insomma quella che oggi, non sempre con il necessario entusiasmo, conosciamo.

Proprio alla struttura del benzene è legato l’aspetto più curioso della storia.
Il geniale chimico non volle infatti mai raccontare come era arrivato alla sua scoperta, che cosa lo aveva indirizzato nella sua ricerca, quale metodo aveva seguito e solo 25 anni dopo si deciderà finalmente a svelare il mistero: addormentatosi accanto al fuoco gli era venuto in sogno Ourobouros, che secondo i trattati alchimistici è il cerchio magico formato dal serpente che, unendo la testa alla coda, preserva i corpi dalla decomposizione ed esalta la circolarità del rapporto tra la vita e la morte; una notte di lavoro servì a colmare lo spazio tra il serpente e la struttura ciclica esagonale del benzene.

La leggenda si è tramandata per quasi 100 anni, fino a quando, nel 1984, i biochimici John Wotiz e Susanna Rudofsky hanno rinvenuto negli archivi di Kekulé una lettera del 1854 nella quale si citava un saggio del chimico francese A. Laurent. Trovato il saggio, scoperto il plagio: a pagina 408 il chimico francese proponeva per il cloruro di benzoile una formula di struttura esagonale.

Cosa aggiungere ancora? Due cose.
La prima. Anche i grandi scenziati, Kekulè certamente lo era, sono esseri umani. Dicono bugie. Non sanno resistere al fascino indiscreto del successo, ma sanno essere prudenti (il chimico tedesco aspettò diversi anni prima di divulgare la sua “scoperta”);
La seconda. Di tutto questo e di molto altro ancora potete leggere in Le bugie della scienza, di Federico Di Trocchio, Mondadori (1993).

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