Ritratto di Akira Tonomura

Edwin Cartlidge, sul numero di febbraio 2008 di Physics World, ha ricordato che è uno dei 5 fisici (due dei quali Premi Nobel) ad essere stato eletto membro della Japan Academy per i suoi studi sull’olografia degli elettroni e per essere riuscito a dimostrare la veridicità del controverso effetto Aharonov Bohm (quando un fascio o “beam” di particelle con carica elettrica, come gli elettroni, viene diviso in due ed i suoi componenti vengono diretti intorno ad un tubo di flusso magnetico, tali componenti acquisiscono “fasi quantistiche” differenti che possono essere investigate mediante delle interferenze).
Fabio Marchesoni, professore ordinario di Fisica all’Università di Camerino e membro di prestigiose istituzioni scientifiche di tutto il mondo, nella Laudatio per la Laurea magistralis honoris causa in Fisica conferitagli dalla sua Università, ha citato Paolo Coelho per sottolineare la sua capacità visionaria, la sua determinazione, il suo impegno al servizio dello sviluppo scientifico e tecnologico.
Di chi stiamo parlando?
Di Akira Tonomura, una vita alla Hitachi Ltd., Foreign Associate all’Accademia Nazionale delle Scienze negli USA, Direttore del Single Quantum Dynamics Research Group al RIKEN, Giappone, Visiting Professor alla Tokyo Denki University, Membro dello Japan Science Council.
Perché vi raccontiamo tutto questo?
Perché Akira Tonomura non è solo una mente geniale. Ma anche un eccellente team manager. Uomo di scienza. E uomo d’impresa. Con una innata, coltivata, capacità di tenere assieme talento scientifico e capacità di tradurre le teorie in tecnologie, le idee in brevetti, le intuizioni in soluzioni.
Perché ciò suggerisce qualcosa di probabilmente significativo intorno alla possibilità di stabilire relazioni virtuose tra Università e impresa, di impegnare risorse per coltivare il talento e favorire lo sviluppo scientifico e tecnologico.
E perché ci piacerebbe che le storie come quelle di Akira Tonomura fossero raccontate di più nelle università italiane. Magari dagli stessi protagonisti. Che di certo potrebbero insegnare molto. Anche solo raccontando loro stessi.

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