Persone e Webpersone

di Adriano Parracciani
Vincenzo Moretti dice che io e lui siamo diventati amici e complici ancora prima di conoscerci, ed aggiunge che a lui questa cosa è gia capitata; ma questo lo trovate scritto nel suo bel libro Enakapata.
Confermo le parole di Vincenzo, e qui si riapre il dibattito sul tema dell’amiciza nell’epoca di facebook già acceso e scaldato da un recente articolo di Maria Laura Rodotà.
Bisognerebbe presentare a MLR queste esperienze non per dimostrarle che ha torto, ma per con-dividere e con-vincere con i fatti. Qui ci troviamo di fronte ad una empatia di tastiera , amicizia e complicità digitale prima che analigica (“prima di conoscerci”, dice Vincenzo). Che poi non si capisce perchè ci si debba stupire quando in passato c’era l’empatia tutta epistolare fatta di carta ed inchostro.
Certo: confermo che esiste anche l’indifferenza, l’odio e l’ignavia di tastiera.
Non faccio parte della schiera degli apologeti della rete. Provo per il genere umano il distacco sufficiente per respingere l’illusione e la falsa retorica della webfratellanza, ed anzi vedo all’opera i futuri grandi fratelli telematici di orwelliana memoria.
Ciò detto rimane la grande rivoluzione epocale che le webtecnologie stanno alimentando. Le persone di stanno trasformando in webpersone, individui che fanno parte di un tessuto connesso, tessuto essi stessi, dotati di vita analogica e digitale. Le webpersone hanno gli stessi pregi e difetti delle persone; anche alle webpersone piace vedersi, toccarsi, camminare sotto la pioggia e bere una birra con gli amici. Non ci sarebbe differenza se non fosse per le enormi opportunità in più che hanno persone con il prefisso web.

da Note su Facebook

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9 pensieri su “Persone e Webpersone

  1. Non è facile definire l’amicizia nel Web, perché è uno strumento che uso da poco tempo, troppo poco perché capisca come si possa evolvere…
    Devo dire che i criteri che uso, per “selezionare” le persone, sono i medesimi della vita reale: affinità d’interessi, di vedute, di età… ma, ogni tanto, ci sono l’incognita, la scheggia impazzita, la novità… a tutto ciò non mi esimio, per non fossilizzarmi nei giudizi.
    Certo mancano tutti quei messaggi che il linguaggio non verbale comunica e bisogna attendere, per capire meglio com’è una persona…ma, alla mia età (51), l’istinto e quel po’ di esperienza aiutano.
    Io non criminalizzerei il web come nuova forma di comunicazione, per non ricadere nei vecchi modelli, che si sono ripetuti quando è stata inventata la stampa, il telefono, la macchina per scrivere…etc.
    Mi fa piacere conoscere persone nuove, avere degli amici virtuali…oltre ai miei amici, che frequento da decenni, che sono per me una famiglia allargata, anzi meglio di una famiglia e con i quali nulla è cambiato…ma, è anche interessante confrontarsi con altre persone, che abitano in altre città, in altre zone dell’Italia; il mio unico rammarico è non conoscere le lingue per allargare ulteriormente la mia cerchia d’amicizie.
    Io comunque sospenderei ancora per un po’ il giudizio, prima di esprimermi completamente su questa nuova forma di comunicazione.

  2. Facebook, Twitter, myspace, skype sono le finestre sul mondo che ci mettono in contatto con persone note e non ovunque noi siamo e ci permettono così di accorciare le distanze, temporali e spaziali. Un tempo era la radio, poi la tv. La differenza tuttavia è che adesso non siamo più soltanto ricettori passivi di informazioni, di una comunicazione unidirezionale mass-media to us, si sono rotti gli argini e i confini di questo flusso, fenomeno che ha permesso lo strutturarsi di un dialogo quanto più partecipativo. Le amicizie, reali e virtuali, si confondono in un’unica piazza virtuale, che mette a nudo i nostri pensieri e ci permette di condividerli con gli altri. Ci sono le amicizie della vita di tutti i giorni, che includono anche i parenti e gli amici che si frequentano con regolarità. Alcune amicizie possono nascere dalle varie chatroom, da quella di Irc e Tiscali, ai vai forum di fan presenti in rete. Altre invece sono frutto di un ritrovarsi dopo tanti anni grazie i socialnetwork. Infine vi sono le conoscenze più recenti, dei vari incontri della quotidianità e di una chiaccherata che si conclude con l’ormai rinomata frase: “ti invio la richiesta d’amicizia su facebook”.
    Ecco, quindi, che possiamo avere riunito, attraverso l’elenco di amici registrato su Fb, il mondo di legami che sono stati instaurati nell’arco della nostra vita. Tra questa moltitudine di amici,tuttavia, ci riduciamo a dialogare fondamentalmente con pochi di loro attraverso la chat. La comodità di questo strumento comunicativo è, in realtà, che in qualsiasi momento avremo la possibilità di “farci i fatti degli altri” o di scoprire affinità inaspettate attraverso un semplice “Mi piace”, condividere pensieri attraverso dei commenti, scoprire la personalità dei nostri conoscenti attraverso i vari test. Il mondo paravirtuale ci permette di esprimerci, di conoscere gli altri ed empatizzare forse con maggiore profondità rispetto a quanto accade attraverso la relazione face-to-face. Internet diventa così il rimedio ultimo per combattere la superficialità del postmodernismo, dell’epoca in cui l’apparire sembra più importante dell’essere. Esso è diventato un mondo nel mondo, la riproduzione virtuale della vita reale; il confine è così sottile che il tutto s’intreccia, si confonde e si plasma. Nell’epoca dei socialnetwork si possono ritrovare vecchie abitudini (come il gruppo “quelli che…da piccoli facevano pace con mannaggia al diavoletto!!!”), comunicare i propri pensieri e quant’altro. L’amicizia all’epoca di facebook non fa altro che approfondirsi. Gli amici di sempre resteranno tali (fondamentalmente si continua ad uscire con le solite 4 persone), le amicizie che col tempo si sono allontanate vengono però riallacciate e tutti diventiamo un po’ meno sconosciuti. Reale o non, penso che tutto ciò sia fantastico!

  3. beh con Vincenzo è facile diventare amici prima di conoscersi…
    Lui è davvero una delle poche persone che Valgono davvero…
    Non perchè se lo dice da solo o perchè usa capacità linguistiche innate ma perchè e’ un puro di cuore e di intelletto…

  4. Io le chiamo “opportunità”.
    Ci capita di conoscere spesso nuove persone, piacevoli o no, delle quali manteniamo il ricordo o che vogliamo dimenticare, con alcune si crea un istintivo legame con altre no.
    Sul web ne conosciamo tante di più, con lo stesso approccio, dipende se le sentiamo a noi “affini”, che secondo me vuol dire “sentire” le cose della vita nello stesso modo.
    Non ci vedo grandi differenze, se non quella di non “percepire” con i nostri rimanenti quattro sensi, ma si può rimediare, basta incontrarsi davvero!
    Quando ho iniziato l’avventura su fb, era mia intenzione trovare solo persone che avevo perso di vista, così è stato per alcuni, poi mi si è aperto un mondo nuovo, ci vado con i piedi di piombo, ma fino adesso ho incontrato persone intelligenti e stimolanti, veramente bello!
    Alla faccia della Rodotà!!!

  5. Condivido il pensiero di Gerardo. Propongo alla riflessione anche questa chiave di lettura. Fino a pochissimi anni fa si poteva parlare del web come tecnologia abilitante, come sistema di comunicazione che abbatteva spazio e tempo, come “metodi e tecniche” (per dirla alla Gerardo) innovativi per accelerare processi produttivi o relazionali. Oggi credo che, invece, siamo di fronte ad un qualcosa senza precedenti.
    Il web è sicuramente oggi quello che nel passato è stata la ruota, l’uso della scrittura, la stampa, le macchine a vapore; cioè una tecnologia che non solo abilità ma modifica la vita, il pensiero e la cultura. Ma non mi pare solo questo; penso che il web sia esso stesso cultura, pensiero, ed i suoi contrari. Non è più solo tecnologia, applicazioni e reti ma è tutto questo integrato, mixato, con il genere umano, con l’intelligenza (e non) con la creatività (e non), con il pathos e l’ethos. Mi appare sempre più come un tessuto connesso, una specie di organismo vivente dalla complessità via via sempre crescente fino a quando sarà non più conoscibile. Forse sarà il web nel suo insieme la prima vera replica di un uomo, in attesa degli androidi ?
    Sto scherzando ovviamente………..

  6. Paolo Bonomi su Enakapata (Ma io e Adriano siamo amici, io e …)
    Le finestre di casa mia si affacciano su quelle della Lilla.
    Da piccole giocavamo assieme, poi nel tempo ci siamo allontanate.
    Vicendevolmente abbiamo visto la nostra vita allungarsi e riempirsi di altra vita.
    Quando dalle finestre di casa mia vedo le luci accese in quelle della Lilla, sono contenta. Mi fa piacere sapere che c’è, che è lì a produrre ancora vita.
    Così come, quando sul mio computer vedo il passaggio, il commento di taluni con cui non ho mai fatto un tratto di strada assieme.
    Ma di cui intuisco una sensibilità comune.
    Io le chiamo affinità elettive.
    Le affinità elettive non temono frontiere perchè frontiere non ne hanno.

  7. Lucia Rosas su Enakapata (Ma io e Adriano siamo amici, io e …)
    E’ sempre un piacere vedere in facebook che enakapata lancia il suo suono.
    porta piccoli racconti di un vissuto prospettive che magari camminando per strada non noteremmo mai, piccoli tesori sguardi odori che valicano un mezzo freddo come viene accusato essere lo schermo.
    il bello della rete, anche se vivo su fb è inciampare su certe frasi, rileggerle, ascoltarle e pensare, vedere con altri occhi e magari cambiare strada o idea senza urla, imposizioni perchè magari passo la pagina in posta e la riguardo e il giorno dopo sarà magari di nuovo nuova o io convinta della mia idea e se l’ha detta un personaggio celebre o un “amico di tastiera” sarà sempre una compagnia desiderata in quell’istante pertanto vera a tutti gli effetti. per me.

  8. Adriano, nulla è cambiato. Nel senso che individui eravamo e individui siamo. Cambiano le modalità di approccio. Quando si incontrano persone positive e propositive come Vincenzo Moretti, non c’è metodo che tenga; epistolare, webpersone, o interazione faccia a faccia che sia.
    Possiamo discutere di metodi e tecniche, ma individui eravamo ed individui siamo.

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