Piccole Storie Crescono | s3


INCIPIT
No, non è un attacco di napoletanità.

2. Deborah Capasso de Angelis
E’ solo che quando incontri persone così il tuo cervello si aziona in dialetto! Non ci sono parole in italiano per definirle, devi per forza usare un vocabolario ricco di termini “sfiziosi” come il napoletano. Guardate che alcuni termini racchiudono in un solo suono tutta una costellazione di significati che è impossibile tradurre in un’altra lingua.
Si, ci vuole proprio una parola di quelle…..

2. Vincenzo Moretti
In fondo Sofia Loren è la napoletana più internazionale che esista al mondo, la sola che sul pianeta terra può gareggiare con la pizza in quanto a celebrità. E’ che mi piace un sacco l’idea di utilizzare la sua immagine per promuovere la Feltrinelli Express. A proposito, ma voi ci siete già stati? Nooo? E allora correte, cosa aspettate!
Stoooop! No, no e no. Antonio, se lo dici così, i clienti corrono, ma con una mazza in mano. Ma lo vuoi capire che questo è uno spot? Tu sì abituato a Scékspirr. Questo è un esse, pi, o, ti. Spot. Ti dice niente questa parola?

2. Viviana Ganiero
E’ che certe volte Carlo è davvero insopportabile con quel suo elogio della milanesità… milanesaggine… ecco… non c’è nemmeno un termine bello da sentire! tzè!
E vabbé, finché dice che “da lui” gli ospedali funzionano meglio ok, che le scuole funzionano meglio ok, che gli autobus sono più frequenti ok, che si rispettano di più le regole ok ok ok e 100 volte ok… ma quando dice che il panettone è meglio della pastiera e nooooooooo questa è guerra! e allora guerra sia… domani sarò a Milano e vedremo!

2. Daniele Riva
È un gusto amaro e dolce di nostalgia che mi si insinua nell’anima, nella mente, nel corpo. La pastiera, i babà, le sfogliatelle… E com’è possibile che sento questo aroma di caffè, tale e quale a quello che faceva Assuntina nel suo cucinino al Vomero? Com’è che sento Totò parlare: “Dopo ti spiego, noio volevan, volevon, savuar, noio volevan savuar l’indiriss, ia?”…
La voce viene dal televisore. Mi ero assopito. Dalla finestra dell’hotel vedo svettare in lontananza le guglie bianche del Duomo di Milano.

2. Maria Paraggio
La sveglia suona: è ora di alzarsi. Stamattina visita a Notre-Dame, poi al Louvre e nel pomeriggio Versailles. Non mi sembra vero di trovarmi qui. E’ un viaggio che desideravo fare da anni! Enzo mi segue nel risveglio, si stropiccia gli occhi, si siede in mezzo al letto e dice: “Marì, Parigi sarà pure bella, ma quanto mi manca a tazzulella e cafè che mi prepari tutte le mattine! Il profumo raggiunge la nostra stanza ed è meglio della sveglia!”. Allora mi ricordo che all’ultimo momento, ho infilato nella valigia una macchinetta espresso e una busta di caffè (Ho pensato: non si sa mai). Il ferro da stiro farà da fornellino. Prendo tutto, traffico un pò in bagno e dopo un poco …

2. Bruno Patrì
Nel libro di Luciano De Crescenzo “COSÌ PARLÒ BELLAVISTA”  il Professore Bellavista interviene per difendere gli amici che hanno chiamato “scienziato” lo stesso De Crescenzo:
«Ma lasciateli dire ingegnè» mi dice sorridendo il professor Bellavista stringendomi la mano. «Lasciateli dire. Le vogliono bene ed hanno bisogno di dimostrarglielo. Lei poi tutto sommato ha anche la sua parte di colpa. E già, perché se si fosse limitato a diventare solo geometra, l’avrebbero chiamata ingegnere e sarebbero stati tutti contenti, ma, dal momento che lei ingegnere lo è veramente, un poveretto che vuole dimostrarle stima e simpatia come la deve chiamare? Almeno scienziato.»
Per assurdo questo vale ancora da noi … almeno per le persone di oltre sessant’anni (muratori, manovali, carpentieri, ferraioli, etc.) …. In poche parole … si scrive geometra ma … si legge ingegnere.

2. Felicia Moscato
Studiare comporta tanti sacrifici e molti anni di duro lavoro….In cinque anni di istituto tecnico ho sgobbato parecchio per arrivare al fatidico 100…Poi un bel giorno mi iscrivo all’università e lo dico a mia nonna e lei tutta felice correre dal suo “Club delle vedove” (le vecchiette che usano la forbice per sforbiciare, ma non la stoffa)  esplodendo in un: A npota mia finalment s’è scritta a u liceo, fra tre ann addventa dottoressa….
AAA CERCASI BUONA ANIMA PER SPIEGARE A NONNA ESUBERANTE L’ORDINE DI ISTRUZIONE…

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8 pensieri su “Piccole Storie Crescono | s3

  1. Studiare comporta tanti sacrifici e molti anni di duro lavoro….In cinque anni di istituto tecnico ho sgobbato parecchio per arrivare al fatidico 100…Poi un bel giorno mi iscrivo all’università e lo dico a mia nonna e lei tutta felice correre dal suo “Club delle vedove” (le vecchiette che usano la forbice per sforbiciare, ma non la stoffa) esplodendo in un: A npota mia finalment s’è scritta a u liceo, fra tre ann addventa dottoressa….

    AAA CERCASI BUONA ANIMA PER SPIEGARE A NONNA ESUBERANTE L’ORDINE DI ISTRUZIONE…

  2. Nel libro di Luciano De Crescenzo “COSÌ PARLÒ BELLAVISTA” il Professore Bellavista interviene per difendere gli amici che hanno chiamato “scienziato” lo stesso De Crescenzo:
    «Ma lasciateli dire ingegnè» mi dice sorridendo il professor Bellavista stringendomi la mano. «Lasciateli dire. Le vogliono bene ed hanno bisogno di dimostrarglielo. Lei poi tutto sommato ha anche la sua parte di colpa. E già, perché se si fosse limitato a diventare solo geometra, l’avrebbero chiamata ingegnere e sarebbero stati tutti contenti, ma, dal momento che lei ingegnere lo è veramente, un poveretto che vuole dimostrarle stima e simpatia come la deve chiamare? Almeno scienziato.»
    Per assurdo questo vale ancora da noi … almeno per le persone di oltre sessant’anni (muratori, manovali, carpentieri, ferraioli, etc.) …. In poche parole … si scrive geometra ma … si legge ingegnere.

  3. La sveglia suona: è ora di alzarsi. Stamattina visita a Notre-Dame, poi al Louvre e nel pomeriggio Versailles. Non mi sembra vero di trovarmi qui. E’ un viaggio che desideravo fare da anni! Enzo mi segue nel risveglio, si stropiccia gli occhi, si siede in mezzo al letto e dice: “Marì, Parigi sarà pure bella, ma quanto mi manca a tazzulella e cafè che mi prepari tutte le mattine! Il profumo raggiunge la nostra stanza ed è meglio della sveglia!”. Allora mi ricordo che all’ultimo momento, ho infilato nella valigia una macchinetta espresso e una busta di caffè ( Ho pensato: non si sa mai). Il ferro da stiro farà da fornellino. Prendo tutto, traffico un pò in bagno e dopo un poco …

  4. È un gusto amaro e dolce di nostalgia che mi si insinua nell’anima, nella mente, nel corpo. La pastiera, i babà, le sfogliatelle… E com’è possibile che sento questo aroma di caffè, tale e quale a quello che faceva Assuntina nel suo cucinino al Vomero? Com’è che sento Totò parlare: “Dopo ti spiego, noio volevan, volevon, savuar, noio volevan savuar l’indiriss, ia?”…
    La voce viene dal televisore. Mi ero assopito. Dalla finestra dell’hotel vedo svettare in lontananza le guglie bianche del Duomo di Milano.

  5. E’ che certe volte Carlo è davvero insopportabile con quel suo elogio della milanesità… milanesaggine… ecco… non c’è nemmeno un termine bello da sentire! tzè!
    E vabbé, finché dice che “da lui” gli ospedali funzionano meglio ok, che le scuole funzionano meglio ok, che gli autobus sono più frequenti ok, che si rispettano di più le regole ok ok ok e 100 volte ok… ma quando dice che il panettone è meglio della pastiera e nooooooooo questa è guerra! e allora guerra sia… domani sarò a Milano e vedremo!

  6. In fondo Sofia Loren è la napoletana più internazionale che esista al mondo, la sola che sul pianeta terra può gareggiare con la pizza in quanto a celebrità. E’ che mi piace un sacco l’idea di utilizzare la sua immagine per promuovere la Feltrinelli Express. A proposito, ma voi ci siete già stati? Nooo? E allora correte, cosa aspettate!
    Stoooop! No, no e no. Antonio, se lo dici così, i clienti corrono, ma con una mazza in mano. Ma lo vuoi capire che questo è uno spot? Tu sì abituato a Scékspirr. Questo è un esse, pi, o, ti. Spot. Ti dice niente questa parola?

  7. E’ solo che quando incontri persone così il tuo cervello si aziona in dialetto! Non ci sono parole in italiano per definirle, devi per forza usare un vocabolario ricco di termini “sfiziosi” come il napoletano. Guardate che alcuni termini racchiudono in un solo suono tutta una costellazione di significati che è impossibile tradurre in un’altra lingua.
    Si, ci vuole proprio una parola di quelle…..

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