Sufficienza della sufficienza [46]

Quando il mondo ha il Dao,
rinuncia ad andare a cavallo
e dei cavalli usa il concime.

Quando il mondo non ha il Dao,
cavalli da guerra vengono allenati nei sobborghi.

Non c’è calamità più grande
del non conoscere la sufficienza.

Non c’è disgrazia più grande
del desiderio di acquisire.

Perciò colui che sa la sufficienza della sufficienza
ha sempre a sufficienza.

from
Lao Tsu
Tao Te Ching
Una guida all’interpretazione del libro fondamentale del taoismo
Traduzione e cura di Augusto Shantena Sabbadini

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26 Replies to “Sufficienza della sufficienza [46]”

  1. Sapete che vi dico?
    Mi accontento con piacere di Adriano che con ironia dice e scrive facendosi guidare dall’istinto senza soppesare le parole con il cruccio dell’apparire.
    Non mi accontento di Marco, seppur rispettando il suo pensiero, che non contempla altre strade, restando fisso e rigido nel suo unico modo di vedere e d’intendere.

  2. Esimio professore, la cosa comincia a sfuggirle dalle mani visto che permette, anzi mette in evidenza, frasi con espliciti riferimenti RAZZISTI tipo:
    “…….sarà dura combattere contro quei PUZZONI dei cinesi”.
    Peccato, fino ad oggi era stato un piacere. Da domani ne potrò sicuramente fare a meno.

    1. Caro Marco,
      Adriano e Vincenzo potranno risponderLe da soli, ovviamente non hanno bisogno del mio intervento. Ma ci tenevo a farle notare che la frase incrimanata è chiaramente ironica e scherzosa, visto che l’intento era proprio quello di creare “la disturbata” (che in napoletano significa crear scompiglio).
      Insomma, si voleva giocare… disturbare per creare una discussione anche con un po’ di irriverenza, ma niente di più.
      Un caro saluto 🙂

    2. prima di giudicare…..conoscere!
      Adriano ha diversi blog ed un profilo su FB, magari un’occhiatina…
      risolverebbe l’equivoco, ciao Marco , sicura di ritrovarti qui.

  3. puah…che disturbate da mammolette: mo ce penso io
    Eccove na disturbata professional

    ohh regà sia ben chiaro: io spero che i cyborg arrivino il prima possibile altrimenti sarà dura combattere contro quei puzzoni dei cinesi che un giorno non lontano cercheranno di fagocitarci senza nessuna remora. Altro che Lao Tzu. Emergerà il lato più nero e nascosto delle culture orientali. Quello brutale, malvagio, il più becero militarismo ed imperialismo possibile da immaginare.

  4. e che disturbata siaaaaaaaaaaaaaa!!!
    Vincé, se il mondo è com’è le cause sono mille e mille… una probabilemente è anche che l’uomo non sa darsi limiti e non sa contentarsi. Ma sta di fatto che noi viviamo adesso e che invece il mondo ha milioni di anni: nient ce putimm fa per quel che fu, ma per quello che è possiamo e dobbiamo fare. Analizzare le cause serve a non ripetere gli errori del passato, ma prima dobbiamo passare per il cambiamento e quindi per la non-contentazione (che termine!!!). Una volta che tutto sarà a posto e lo sarà per tutti allora ce putimm pur accuntentà! 🙂

  5. Dopo aver letto tutti i commenti, rimane ben poco da dire, ma qualcosa …..
    Propongo una distinzione tra desiderio e bisogno, tutte e due queste cose mettono in crisi il concetto di sufficienza, ma mentre per il primo, usando la ragione e il buon senso, si può decidere il livello di sufficienza e quindi godere di quello che si ha e non perdersi dietro inutili orpelli, per il secondo la faccenda cambia.
    Ecco quindi che , per rispondere a bisogni , gli uomini, nel corso del tempo, hanno attivato tutte le loro potenzialità per “migliorare” la qualità della vita, da qui la scrittura, l’arte, la scienza, il progresso tecnologico.
    Oggi però torna in ballo la “sufficienza” perché la corsa al progresso sta mettendo in pericolo il nostro eco-sistema, mette a rischio il benessere del pianeta e quindi di noi stessi, ma soprattutto, quello che mi dispiace di più, niente si fa per aiutare ad uscire dal bisogno quelli più sfortunati di noi..

  6. No no, niente carichi, non ho verbo da diffondere ma dubbi da proporre

    progresso: Vincenzo chiede se è “indispensabile”; ma usare questo termine non presuppone la capacità di scegliere?. Può l’umanità scegliere che non è indispensabile e quindi bloccarlo? Il fatto che qualche civiltà abbia espresso una cultura capace di questo non significa che sia fattibile perchè l’umanità è globale e basta un Ulisse qualsiasi, un Talete, un Archimede, un Gutenberg, un Farady, un Turing da qualche parte che indispensabile si trasforma in indecidibile. O no?

    Ancor più spinoso mi pare il significato stesso di progresso. Uhmmm. Circoscrivendo nello spazio e nel tempo la parola ha un chiaro significato noto a tutti. Capita però spesso di scoprire che un pensiero, per quanto complesso ed innovativo, sia stato già pensato, magari centinaia se non migliaia di anni prima. Certo la scienza e la tecnologia appaiono andare in progressione nella freccia positiva del tempo. Ma anche questo vale nella scala storica che ci è trasmessa ed insegnata. Ma se, ad esempio, si ipotizzasse per assurdo, fantasticando, che millenni e millenni prima della prime civilità, prima dei Sumeri, ve ne fossero altre molto avanzate, in possesso di conoscenze e tecnologie alcune delle quali magari oggi scomparse e sconosciute, tipo l’uso del suono e delle vibrazioni come forma di energia e di forza, beh allora anche in questo caso si tratterebbe di “riscoprire” di “reinventare”; insomma una freccia che si piega a curva, che ritorna e rivà …

    Ovviamente scherzo……dico così, tanto per la disturbata ……….

  7. in tempi di recessione economica come quello che stiamo attraversando oramai da molto, è indispensabile attuare la ragionevolezza della sufficienza, che in questo caso nn vuol dire accontentarsi, ma operare una vera e propria scelta adeguata alle reali esigenze. quando ci “scordiamo” di fare inutili sprechi, di andar dietro a pubblicità ingannevoli, di comprare il superfluo per contentare temporaneamente il nostro animo affamato di altro, allora, disimparando questo, abbiamo imparato una gran cosa: che la sufficienza -intesa come frugalità del vivere – è la chiave d’accesso al godimento delle piccole grandi cose gratuite quotidiane, alla serenità.

  8. Cosa significa sufficienza? Se equivale a una sorta di rassegnazione, allora no, non ci sto, io non voglio rassegnarmi, io voglio vivere, credere, sperare, conoscere, lottare, anche se spesso corro il rischio di essere additata come un’idealista, anche se mi sento spesso dire “ma chi te lo fa fare?”
    D’altro canto, se per sufficienza si intende il saper apprezzare quello che si è e quello che si ha, non solo in senso materiale ma penso ad esempio al valore del tempo, il sapersi godere una semplice passeggiata, un tramonto, un gioco condiviso con i figli …. bè allora W la sufficienza!

  9. Nell’attesa del “carico” di Adriano mi gioco almeno …. quattro punti:
    Il Sommo poeta nel Canto XXVI dell’ Inferno esortava l’ uomo a non accontentarsi mai e a porsi obiettivi sempre più ampi e impegnativi, ricercando i valori del progresso e della conoscenza: un sapere acquisito attraverso un iter esperienziale.
    “Considerate vostra semenza:
    fatti non foste a viver come bruti
    ma per seguir virtute e canoscenza”
    (Dante, Canto XXVI, Inferno)

  10. Quando un poeta si accontenta: Orazio (Epistole I,10)

    A Fusco, innamorato della città, voglio inviare un caro saluto
    io che sono innamorato della campagna e che solo su questo punto mi trovo
    in profondo disaccordo con lui, mentre per il resto siamo quasi gemelli
    per la perfetta sintonia: qualsiasi cosa uno disapprovi, anche l’altro la disapprova;
    mentre andiamo d’amore e d’accordo su tutto come due piccioncini un po’ vecchiotti
    Tu proteggi il tuo nido, io canto della mia bella campagna
    i ruscelli, i ciottoli ricoperti di muschio, gli alberi.
    Che vuoi sapere? Vivo da re, non appena mi sono liberato da tutte quelle seccature
    che voi invece in coro esaltate
    e come uno schiavo scappato da un sacerdote disdegno le focacce
    però mi accontento del pane più saporito delle torte al miele.
    Se è bene vivere in sintonia con la natura
    e se, per costruire una casa, come prima cosa bisogna cercare un’area,
    conosci un posto più adatto della riposante campagna?
    Dove è possibile che gli inverni siano più miti, dove che un vento più fresco
    smorzi la rovente canicola e le settimane d’agosto,
    quando infuria il caldo sotto un sole bruciante?
    Dove è possibile che il sonno sia meno agitato dai tormenti che suscita l’invidia?
    L’erba è meno profumata o ha meno splendore delle pietre preziose?
    Un’acqua forse più pura intasa i tubi di piombo nei quartieri di città
    di quella che scorre gorgogliando giù per un ruscello?
    Certo il verde cresce anche fra le colonne variegate
    e viene decantata una casa che si affaccia su spaziosi giardini.
    Cercherai di estirpare il verde con un forcone, ma vedrai che continuerà a ricrescere
    e vittorioso furtivamente si insinuerà in tutti gli ostacoli che gli si frappongono.
    Non chi non sa con perizia distinguere dalla porpora di Sidone
    una semplice stoffa tinta con il rosso d’Aquino
    ne riporterà un danno più grave e più profondo,
    rispetto a chi non sarà in grado di distinguere il vero dal falso.
    Chi più del giusto si sarà compiaciuto dei successi,
    una volta girata la fortuna resterà sconvolto. Se idolatrerai qualcosa, ci rinuncerai
    a malincuore. Rifuggi da tutto ciò che è grandioso: è possibile anche sotto un povero tetto
    godere di una vita migliore di quella dei re e dei loro amici.
    Un cervo, dopo aver vinto in battaglia un cavallo, lo teneva lontano dal pascolo
    comune, finché il perdente in quell’estenuante contesa
    implorò l’aiuto dell’uomo e ne accettò il morso;
    ma dopo che finalmente riuscì a venirsene via dal nemico, superbo vincitore,
    non poté più rimuovere dal dorso il cavaliere né dalla bocca il morso.
    Così chi temendo la povertà rinuncia alla libertà
    che vale più dell’oro, da stolto si porterà addosso un padrone
    e lo servirà per sempre, poiché non saprà accontentarsi di poco.
    A chi non basterà ciò che ha, un po’ come una scarpa,
    se sarà più lunga del piede, lo farà cadere, se più corta, gli darà fastidio.
    Se sarai contento della tua sorte, vivrai da saggio, mio caro Aristio,
    e non mancherai di rimproverarmi, quando ti sembrerà
    che io non smetta di accumulare più del necessario.
    La fa da padrone o serve il denaro risparmiato per chiunque,
    ma è giusto che segua la fune ritorta piuttosto che tirarla.
    Ti sto scrivendo da dietro il tempietto fatiscente di Vacuna,
    e, tranne perché non siamo insieme, l’umore è buono.

  11. Non c’è calamità più grande
    del non conoscere la sufficienza.
    * Quanto limite ha la sufficienza se non si decidono i parametri? nel decidere di non darseli x non avere limiti a cui rispondere?

    Non c’è disgrazia più grande
    del desiderio di acquisire.
    * Cosa è lecito desiderare fino a sentirsi sazi? quale acquisizione non parte da un bisogno?

    sarò legnosa, sarò rigida, sarà il segno zodiacale balengo e puntiglioso ma, se non decido questo io resto ad ascoltare.
    non ho mai sufficienza a questo desiderio.

  12. Della serie visto ch non posso giocare (conosco il libro e propongo il gioco, non sarebbe regolare e come sapete alle regole ci tengo) cerco di fare qualche cosa per fare in modo che la “disturbata” si crei davvero :-)))))).

    @ Nizar: Per miliardi e miliardi di anni tutto ciò che chiamiamo progresso non è esistito. Per miliardi e miliardi di anni tutto ciò che chiamiamo progresso non esisterà. Ma, ammesso e non concesso che il presupposto dal quale parti sia corretto, sei proprio convinto che 10 mila, 20 mila, ma sì, a buon peso, facciamo 50 milaanni di ciò ce chiamiamo progresso sia indispensabile?

    @ Viviana Graniero: ma non ti viene il dubbio che lo status quo che vuoi cambiare, la tolleranza, la giustizia, la libertà che non ci sono a sufficienza, e poi anche la stupidità, la superficialità, l’ignoranza, la violenza, il razzismo che non sopporti e vuoi combattere con tutte le tue forze (ah, come ti capisco :-)))), possano derivare dal fatto che il mondo non conosce la sufficienza della sufficienza?

    E adesso, come dice, spero di non sbagliarmi, il gendarme ne “La gatta Cenerentola”, aptiamo le danze e pigliamoci a mazzate (in senso metaforico, s’intende, perché, io prima che mi date uno schiaffo, già mi butto a terra e telefono a mammà :-))))))

  13. eh, sembra facile! ma di che stiamo parlando? certo se riguarda l’aspetto materiale della vita è un conto, se riguarda quello umano è ben altro paio di maniche. Ovvio, se si tratta di acquisire solo ROBA, sempre ROBA, nient’altro che ROBA… ma chi se ne frega, sto benissimo come sto. Ma non mi accontento affatto dello status quo del nostro mondo, non mi accontento della semplice tolleranza quando si può aspirare al totale senso di uguaglianza, non mi accontento certo di una comoda catena se spezzarla significa essere liberi, non posso accontentarmi che la giustizia prevalga 2 volte su 3 o 3 su 4 e nemmeno 4 su 5 se sono consapevole che debba prevalere sempre. Non mi contento del fatto che chiudendo gli occhi di fronte alla stupidità, alla superficialità, all’ignoranza, alla violenza, al razzismo possa sembrare che non mi tocchino se so che invece spetta anche a me guardare in faccia queste cose e combatterle in prima linea. Non mi accontento affatto.

  14. SE GLI UOMINI SI FOSSERO ACCONTENTATI VIVREMMO ANCORA NELLE CAVERNE, IGNUDI, IGNORANTI, CON UNA ASPETTATIVA DI VITA DI NON PIU’ DI TRENT’ANNI ….. mI perdoni Anatole France per il “parziale” …. plagio

  15. Quelli che si accontentano sono coloro che arraffano, gli sfegatati dello shopping selvaggio, quelli che seguono le mode come pecoroni, i sani malati di conformismo, il gregge. Si tutti questi sono quelli che si accontentano; perché gli basta “avere” e null’altro, si accontentano di placare l’insicurezza, di soddisfare il puffo cacasotto che è in loro, si accontentano di sopravvivere consumando, senza lasciare traccia di se se non il disastro.

    Solo chi non si accontenta si ferma a mirare un tramonto, dedica del tempo ad analizzare un filo d’erba, passa le ore a guardar le stelle, Chi non si accontenta cerca, studia, ascolta, annusa, assapora, chiede, legge, e non si ferma. Chi non si accontenta ripudia il puffo cacasotto-conformista e lascia fare all’artista, al genio. Solo chi non si accontenta può comprendere la sufficienza. gli altri no

  16. “Chi troppo vuole nulla stringe”: sulla prima pagina del libro di lettura in prima elementare.
    Mi sono arrovellata per mesi, ma questo “benvenuta al mondo”, ricordo, non mi piacque.
    Ma fu profetico…

  17. Tento di interagire con voi facendovi partecipi di una mia recente lettura:

    ” ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo. So vivere nella povertà e anche nell’abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato a essere saziato e ad aver fame; a essere nell’abbondanza e nell’indigenza” (Fil. 4:11-12)

    io provo a vivere in questo modo… ;)))

  18. E chi la conosce la sufficienza?
    Ce n’è una per ciascuno di noi…ed è legittimo che sia una diversa dall’altra!
    Noi possiamo ambire a molte sufficienze: quella affettiva, quella economica, quella sociale, quella intellettuale…
    Il problema, però, è scoprire se le abbiamo raggiunte… oppure sono infinite, come il piacere di Leopardi!
    La difficoltà maggiore è proprio questa: valutare le proprie sufficienze, ritenendoci soddisfatti se le perseguiamo, senza accanirci a superarle, soprattutto se l’obiettivo non ci interessa. Tuttavia potrebbe insinuarsi il problema delle aspettative di chi ci circonda, il che ci complica la valutazione…
    Inoltre, nella vita si cambia…ciò che era importante una volta, non lo è più negli anni successivi…
    Insomma, il problema mi sembra irresolubile…accidenti a te Vincenzo…

  19. Non c’è da scusarsi Adriano. Anche io non sono del tutto d’accordo con il proverbio. Penso che un pizzico di ambizione serva a vivere meglio. Non mi piace la rassegnazione. Dico solo che, a volte, abbiamo abbastanza per essere contenti e, per la smania di avere di più, non apprezziamo le ricchezze ( non mi riferisco solo a quelle materiali) che già abbiamo.

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