Signori, favorite i biglietti

by Matteo Arfanotti
by Matteo Arfanotti

Oggi, mentre nell’atrio della funicolare centrale aspetto il mio amico Angelo Marcone, passa un lavoratore credo filippino che mi vede dal lato sbagliato della porta, quello con il maniglione che permette di uscire ma non di entrare, si mette la mano in tasca, la ritira fuori, me la porge e mi dice  “vuoi il biglietto, signo?”. Gli sorrido, gli dico no, grazie, mentre cerco di spiegare che è già scappato via.

Due ore dopo, accompagno Angelo alla funicolare, la perde per un nonnulla, la prossima è diretta, bisogna aspettare 20 minuti, ci fermiamo fuori a chiacchierare ancora un pò, ad un certo punto mi racconta di Alì che non si chiama Alì.
E’ accaduto un pò di anni prima alla stazione centrale, sull’autobus in partenza per Arzano, alle porte di Napoli. Sale un lavoratore di colore, si siede, il conducente gli dice “cos’è, Alì, non si fa il biglietto?”. Il lavoratore in questione non risponde, probabilmente non ha capito che la domanda è rivolta a lui. Il conducente lo fa di nuovo, il lavoratore si alza, gli dice non mi chiamo Alì, il mio nome é Sulley Kemal Mustafà Mahallesi e ho regolarmente timbrato il biglietto giornaliero.

40 anni fa, arriva una lettera dai Moretti argentini, i figli di Vincenzo, il fratello più grande di papà. Ci chiedono aiuto per il concorso al quale stanno partecipando nel loro paese, vince chi raccoglie più biglietti di autobus, tram, filobus, metro in giro per il mondo.
In men che non si dica mettiamo su una catena di montaggio da far nvidia a Ford: i cugini maschi a raccogliere i biglietti negli autobus, alle fermate, chiedendoli alle persone (non era mica facile come oggi, bisognava  prima superare l’imbarazzo, poi spiegare perché facevi quella richiesta tanto strana), le cugine femmine a selezionare quelli buoni così come sono, a lavare e a stirare tutti gli altri e a mettere nelle buste, i cugini maschi ad affrancare e spedire. Non vorrei esagerare, ma credo che abbiamo inviato in Argentina più di diecimila biglietti per poi scoprire, una quindicina di anni dopo, che il concorso non era mai esistito, che i nostri cugini d’oltreoceano se l’erano inventato per sentirci vicini, per vedere se volevamo loro bene.
Voi che avreste fatto? Noi ci siamo commossi. Abbiamo mandato una bella lettera piena di affetto e con le firme di tutta la tribù rimasta in Italia. E li abbiamo pregati di non farlo più.

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4 Replies to “Signori, favorite i biglietti”

  1. Mi sono ricordato di quando da piccolo si sparse la voce che raccogliendo numeri di targa delle automobili si vinceva non sò cosa Una frenesia ci invase giravamo con block notes dove annotavamo i numeri ce li scambiavamo l’uno con l’altro .Poi come era iniziata questa mania fini un bel giorno. Non ricordo di qulcuno che avesse mai chiedo dove mandare i numeri , ne quanti ne servissero per partecipare alfantomatico concorso,ma ricordo soltanto che già il giorno dopo correvamo appresso ad altre fantasiose avventure

  2. Ricordo anche io una strana raccolta. Si trattava di scontrini fiscali. Era da poco legge che i commercianti dovevano rilasciare lo scontrino fiscale all’acquisto, e tutti, per la novità della cosa, aspettavano di riceverlo pretendendolo senza sapere neanche il perché era necessario che lo rilasciassero e il fine di tale cosa. Si diffuse una voce che quegli scontrini potevano procurare un guadagno anche solo uno sconto, se se ne fosse raccolto un certo numero. Così tutti a raccoglierne, a conservarli fino a quando si scoprì che era solo una voce. Collegato a questo ricordo c’è anche quello di una specie di banconote che sostituivano quelle in corso , forse un’anticipazione dei moderni ticket pasti.Mia madre ne conserva ancora qualcuna. Chi se le ricorda? Io non ricordo come e chi le mise in circolazione.

  3. Questa richiesta strana mi ha ricordato le cose da trovare nella caccia al tesoro che un mio amico organizzaava in estate…. tanti anni fa,mettevamo sottosopra un paese intero, tutti ci aiutavano senza chiedere perchè, sorridendo delle cose pazze che cercavamo: tubetti di dentifricio tutti sremuti, carte d’identità di persone il cui nome iniziava con “A”, bottoni quadrati rossi e via così…
    Questa disponibilità senza condizioni, divertendosi, mettendoci dentro il cuore,era bellissima, cosi come ha raccontato Vincenzo, senza neanche indagare sulla richiesta folle, che bello ricordare questa cosa, l’avevo quasi dimenticata…
    Si credo che se fosse arrivata una richiesta del genere anche la mia tribù di amici e parenti si sarebbe mobilitata , ed alla scoperta dello scherzetto cattivello ……uno scherzetto cattivello di risposta!!!!!

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