Napoli e la magia del ritorno

Un pò di lei l’ho raccontato qui. Questo è invece l’articolo su Napoli che ha scritto lei.
La discussione è aperta.
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di Valeria Gonzalez

Riscopro Napoli. Poco a poco, la città mi si ricompone davanti agli occhi nella sua straziante bellezza. Perché è bella, Napoli, maledettamente bella. Ma  è violenta. E non parlo della violenza che purtroppo già si conosce, quella dei  quartieri, degli scippi, dei motorini, della camorra. Non è solo quella la violenza di Napoli. La sua bellezza è violenta.
È una città che strazia. È una puttana. È una sirena. È amore e odio. Quello che vivo adesso, tornandoci un po’ straniera, è un sentimento di  confusa emozione.
In realtà, a pensarci bene Napoli l’ho sempre vissuta così: una continua scoperta, un eterno innamorarsi, e la coscienza di un amore  brutale, senza mezzi termini, asfissiante.
Quando sono arrivata a Marsiglia mi sono detta: “è simile a Napoli”. Non che sia totalmente sbagliato, ma so che in fondo c’è qualcosa che le differenzia  molto. Il mare. Quello che a prima vista le accomuna. Quello che osservando meglio le separa.
Il mare.
Il mare di Napoli è nero. È un male d’olio, pesante, cupo, un mare che prende e non dà niente. Soffocante. Non è il mare azzurro di Marsiglia, non è neanche il mare blu scintillante delle calanques. Quella sensazione di libertà e di apertura che si prova guardando il tramonto al Fort Saint Jean a Napoli non esiste. Tutto si richiude su se stesso.
Napoli è la magia del ritorno, non del partire. Come se in fondo non ti lasciasse mai andare. Un mare che incatena.
E poi è sporca, nauseabonda, rumorosa, calda, soffocante, frenetica, impazzita, senza regole, alienante, ignorante, vorticosa, labirintica, tetra,  falsa, rabbiosa. Violenta.
E allora … cos’è questa poetica che nasconde nel suo ventre sanguinante? Perché non riesco a staccarmene?
Dal piccolo molo di barche da pesca riprendo la strada verso casa. Odore di mare in un tramonto ingoiato dal traffico. Mi fermo a comprare dei taralli caldi.
Non c’è niente da fare. Taralli napoletani, birra fredda, lungomare.
Insostituibile Napoli.

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22 pensieri su “Napoli e la magia del ritorno

  1. Taranto e la magia del ritorno?
    Sono stata a Napoli solo una volta e solo per un giorno, troppo poco per conoscerla e per amarla o odiarla. Per questo ho cambiato il titolo e ci ho messo il nome della mia città natale.
    Di Taranto non sopportavo i vari ‘tirare a campà’, ‘se sto bene io chissenefrega degli altri’, e ‘domani si pensa’.
    Io non ce la facevo a vivere così. Ho resistito fino ai 28 anni, poi sono scappata.
    Il punto interrogativo nel mio titolo esprime quello che provavo quando ci tornavo i primi anni, dopo essermi trasferita “su al nord”.
    Magia? Quale magia? Io provavo rabbia. Ero andata via perchè pretendevo di costruirmi un futuro che la mia città mi negava nonostante fossi disposta a fare sacrifici immani.
    Eppure volevo cose semplici, normali, il lavoro, la famiglia, cose così. Una volta che le ho ottenute, con fatica coraggio e tanto spirito di adattamento e tornavo “giù al sud” mi prendeva il nervoso, perchè mi dicevo che non era giusto, che non bisognerebbe lasciare gli amici, gli affetti, i luoghi che ami per avere una vita normale.
    E’ davvero brutto sentire di non avere radici nel posto dove vivi, avere nuovi amici ma non avere ricordi comuni….ma ci si abitua, si supera tutto. Ora quando torno a Taranto sono serena, non mi arrabbio più, però posso dire che non provo nessuna nostalgia per una città che mi ha rifiutata.

  2. La Napoli che ricordo.
    Correva l’anno 1984 avevo poco più di vent’ anni. Per 5/6 mesi, il sabato e la domenica, si andava a Napoli, destinazione:Convento dei Padri Trinitari situato nella Piazzetta Trinità degli Spagnoli, cuore dei quartieri Spagnoli, a pochi passi da via Toledo.
    Poco distante, la Galleria Umberto I, il teatro S. Carlo, Palazzo Reale.
    Tutti i fine settimana, la nostra auto, una Fiat 127 proveniente dal’Agro nocerino sarnese e carica di secchi di pittura, pennelli e carta vetrata, percorreva indisturbata (il sabato mattina e soprattutto la domenica le vie erano completamente deserte) la strada adiacente la Galleria e il Teatro per svoltare poi in di via Toledo e , dopo 100 metri in un vicoletto che portava al Convento dei Padri Trinitari.
    Lo zio di un mio amico di infanzia, responsabile del Convento e da poco ritornato dal Madacascar, dove era stato missionario per una ventina di anni, ci aveva chiesto di dare una mano ad imbiancare le pareti del convento per renderlo più pulito e accogliente. Aveva intenzione di fittare, a prezzi bassi, le diverse stanze vuote del convento, ai ragazzi stranieri che studiavano a Napoli. Con il ricavato degli affitti voleva risistemare alcune sale del convento, seriamente danneggiate dal sisma dell’80, per farne un centro di aggregazione per i residenti.
    Il convento era una magnifica struttura in cui vivevano solo 4 Padri Trinitari, con molte stanze due o tre sale riunioni e una enorme sala da pranzo, vi era inoltre, una piccola biblioteca piena di libri antichi, anche del ‘400 che, mi ricordo, pulimmo ad uno ad uno con panni morbidi e leggermente inumiditi. Sfogliare quei libri era come entrare in un’altra dimensione temporale. La scrittura a mano, il linguaggio quasi incomprensibile dell’epoca, lo stile ecc..
    Fuori, la piazzetta, era un vero e proprio parcheggio di auto per i residenti, i quali, quando arrivavamo, si adoperavano per trovare un posto anche per la nostra auto.
    Ricordo le persone che abitavano in quelle “case”, tutte molto gentili nei nostri confronti e allo stesso tempo diffidenti e guardinghi. In fondo avevamo invaso il loro spazio, le loro case con la porta aperta che dava sulla piazza. La privacy era una parola sconosciuta. Si mangiava e si dormiva nella stessa stanza mentre in una stanza a fianco vi era parcheggiato una barca o un motoscafo. La diffidenza scomparve dopo qualche mese. Ormai eravamo i “nipoti del prete”, e venivamo trattati con rispetto, anzi ogni tanto qualcuno ci diceva “nun vi preoccupat, cà nisciun vi tocca nient, ci stamm nui”.
    Ogni tanto il sabato sera restavamo a dormire in convento, per continuare il lavoro il giorno dopo.
    La domenica mattina venivamo svegliati sempre dalle urla di qualcuno che chiamava qualcun’altro da un balcone colorato di biancheria stesa. “Signora Amalia” si sentiva ripetere per almeno 5 o 6 volte.
    Le persone che abitavano in quella piazza apprezzavano il lavoro che stavamo facendo e non mancavano di farcelo notare, sia quando le incontravamo in qualche bar, nei momenti di pausa per un caffè, che quando venivano a messa la domenica. Spesso vedevo un gruppetto di signore che si fermavano a parlare, piangendo, con il responsabile del convento, nostro “zio” , ma non vi ho mai dato importanza, in fondo era un quartiere povero e sicuramente quelle signore erano là per chiedere qualche aiuto economico. Certo non era una bella zona! Ogni 3 o 4 ore una volante della polizia faceva un giro di perlustrazione in quei vicoletti stretti, a volte “attaccata” a una piccola ape car della nettezza urbana che girava nel quartiere per raccogliere la spazzatura e che costringeva l’auto della polizia ad andare a passo d’uomo.
    Qualcuno al mio paese mi aveva detto che era un quartiere pericoloso e che vi vivevano molti delinquenti alcuni dei quali appartenenti alla NCO. Personalmente non mi sono mai accorto di nulla, ne è mai successo qualcosa che mi facesse pensare ad un quartiere pericoloso. Anzi, lo trovavo bellissimo, sembrava una di quelle scene che si vedevano nel film “L’oro di S. Gennaro”, sebbene meno caotico di quello rappresentato nel film.
    Una domenica Padre Orlando, così si chiamava lo zio del mio amico, ci disse di lasciar stare le stanze di sopra e di iniziare ad imbiancare una sala riunioni di fianco alla cappella. Ci chiese se potevamo restare fino al mercoledì perchè aveva bisogno che il salone fosse pronto in 4 o 5 giorni. La richiesta ci sorprese un pochino. Non erano più importanti le stanze da affittare? A cosa serviva il salone se non si era neanche pensato a come organizzare un oratorio o un centro di aggregazione giovanile? Non ci ponemmo tante domande, in fondo dovevamo comunque finire di imbiancare tutto il convento!
    Mancava ancora qualche mese per finire i lavori. La domenica mattina sembrava ci fosse più gente in chiesa e il gruppetti di signore che prima si fermava a parlare dietro l’altare non si vedeva più. Dopo la messa andavano nella sala riunioni, che avevamo finito di imbiancare una quindicina di giorni prima, dove restavano a parlare per qualche ora.
    A settembre, dopo 5 mesi di lavoro, avevamo pulito tutto il convento in modo decoroso. Il nostro lavoro era finito. Mi dispiacque sapere di non poter più tornare il sabato e la domenica. La gente era simpatica e a volte anche divertente, non si curava tanto delle apparenze che, viste dall’esterno, facevano sembrare quell’area un quartiere degradato. Anzi sembravano felici. I vocii, le urla lanciate ai ragazzini che giocavano, le canzoni napoletane quando si stendevano i panni, creavano un’atmosfera familiare come se vivessero tutti in una unica casa e non in un intero quartiere.
    Nel mese di dicembre decidemmo di ritornare per fare visita a padre Orlando, era il periodo pre-natalizio. Non so perchè ma avevo la sensazione che le cose non erano più come qualche mese prima. Sentivamo come se fossimo spiati, controllati.
    Padre Orlando ci accolse come sempre amorevolmente. Ci raccontò che era riuscito ad ottenere dei fondi dalla legge 219 per la ristrutturazione del convento, che nel salone che avevamo pitturato, aveva organizzato un Centro dove diverse donne del quartiere, e qualcuna anche da più lontano, si incontravano per discutere dei loro problemi, che le cose erano cambiate e che non potevamo più tornare a trovarlo dato che lui stesso era stato trasferito in Puglia. Ma come dopo solo due anni a Napoli? Dopo aver sistemato tutto il convento e aver ottenuto fondi per la sua ristrutturazione? Dopo aver procurato, a prezzi modici, un posto per dormire a studenti provenienti dall’Africa?
    Non ci diede spiegazioni.
    Qualche mese dopo lessi sui giornali che a Napoli molte mamme avevano iniziato a denunciare i propri figli tossicodipendenti e che si era costituito un gruppo di donne, nei quartieri spagnoli, che i giornali definirono le “ le madri coraggio”.
    Il mio amico Franco mi spiegò qualche tempo dopo che suo zio era stato trasferito perchè era in pericolo. Un uomo, una domenica , dopo la messa, era andato dietro l’altare e aveva consegnato un lungo coltello con la lama retrattile a suo Zio, dicendo che era lì per eseguire un’ordine ma che, dopo aver ascoltato la messa, non se la sentiva più. Consigliò al prete di andarsene e di fretta perché sarebbe venuto qualcun’altro. Gli consegnò l’arma con cui avrebbe dovuto eseguire l’ordine e sparì.
    Padre Orlando fu trasferito pochi giorni dopo.
    La Napoli che ricordo io è quella degli anni ’80,. Non quelli della camorra e degli omicidi. Quella dei cittadini che abitavano a Piazzetta della Trinità degli Spagnoli e che si adoperavano per trovarci un parcheggio, delle mamme che dietro l’altare della cappella confabulavano con il prete e piangevano, del richiamo domenicale alla signora Amalia. La Napoli delle “madri coraggio”.

  3. Molti lo sanno , scrivo da una città che ha molte cose in comune con Napoli, Catania, e molte cose che ho letto valgono anche qui.
    Anni fa sembrò che qualcosa qui potesse cambiare, furono gli anni della primavera di Enzo Bianco, in molti ci credevamo davvero e sembrò che qualcosa cambiasse….
    Ma non andò così, non chiedetemi il perchè , qui a ct tutti danno risposte diverse!!!
    Bisognava partire dal basso, intendo dai bisogni delle famiglie più povere dai quartieri più degradati dalle scuole di periferia, dai centri di aggregazione dei quartieri a rischio…invece no, quello che fu fatto, anche se tanto non bastò.
    E i risultati li abbiamo visti negli anni successivi, la gente dei quartieri difficili è stata abbagliata da lustrini e paillettes, i voti intercettati da persone che certo rappresentano questa realtà, ma che la “usano”, e contemporaneamante “permettono” comportamenti scorretti e gli squali sguazzano….
    I più deboli , gli onesti non ce la fanno…
    Un mio amico avvocato mi raccontò di una volta che si trovava in una di queste zone e parlava con una donna con un bimbetto in braccio, al passaggio di una volante, il bambinetto, che parlava appena, grida ” U’ sbirru, u’ sbirru!!! ”
    A questo punto…..che fare???
    Ognuno il nostro dovere! Con caparbietà!!
    E testardaggine!!!

  4. …perdonatemi ragazzi ma, in tutta onestà, in questa città non vedo nulla più che si possa definirre poetico. Non so come si possano definire poetiche le persone che stendono i panni fuori dal balcone. Forse chi lo scrive non sa come è fastidioso aprire la finestra al mattino e vedersi passare sotto il naso le mutande dei vicini di casa. Scusate se sono stato poco poetico. Perdonatemi ancora , ma nella mia città ci vedo, sempre più, solo arroganza, violenza e bassezza morale. Non sono le uniche cose che vedo. Vedo tanta cultura, vedo tante persone per bene che si fanno un mazzo tanto per dare e fare qualcosa di decente. Ma queste persone positive ci sono in tutte le città. Mentre lo schifo “generale” della gente di Napoli non l’ho riscontrata da nessuna parte. Non ho viaggiato molto, lo ammetto, ma non mi sembra che ci sia bisogno della Zingara per indovinare e capire che il nostro grado civile, ormai, è sottoterra. Ma vogliamo parlare di chi governa le istituzioni in questa città? Non faccio nomi, è superfluo: abbiamo istituzionalizzato la camorra. Potrei continuare all’infinito: parlare di come si guida in città e con quale arroganza, che uso barbaro si fa del demanio pubblico, potrei continuare per ore e ore. Un tempo mi faceva male scrivere queste cose della mia città, ma ora non la difendo più. I napoletani (e mi dispiace molto generalizzzare) non sono più difendibili. Diceva il grande Caruso (non io ovviamente) che Napoli era un bellissimo presepe, sono i pastori che fanno schifo. Infine, finiamola con sti stereotipi del PIFFERO: il ragù, i taralli di mergellina, la pizza da Michele…bla bla bla bla…..ma per cortesia, io vivo a cento metri dalla discarica di Chiaiano dove delle belllissime cave archeologiche sono diventate cumuli di immondizia che certe volte la sera a causa della puzza che ti brucia la gola non puoi dormire.
    Perdonatemi se anche in questo non ci trovo nessuna poesia……..mannaggia.

  5. Sono Campana, 22 anni di vita e…mi vergogno di dire che ho visitato bene Napoli. La conosco per sommi capi e conosco bene i Napoletani ( vecchie amicizie…ehm…ehehehehe!!! :D).
    Devo dire che sono delle bravissime persone e ho imparato tanto da loro, anche perchè Napoletani e Salernitani sono diversissimi! (preciso che sono anche di un paesino in provincia di Salerno, si chiama Pagani). Voglio rompere questi luoghi comuni sui Napoletani, perchè nn tutti sono ladri ed imbroglioni, anzi posso dire che ce ne sono molti di più al mio paese che a Napoli (pensate che abbiamo i carabinieri a posto di blocco dalle 8.30 di sera in poi, insomma una specie di coprifuoco!).Molti Napoletani sono gentili, generosi, affabili , cortesi, simpatici, in poche parole…di cuore!:D
    Non è un intevento utile al confronto, ma ci tenevo a sottolineare anche la bellezza di una buona parte del popolo Napoletano, e allora: VIva Napoli, viva la Bella Napoli! 😀

  6. … Ho cominciato a scrivere il mio pensiero, caro Vincenzo dedicandoti alcune foto su fb.
    Porto con me ed incontro qualcosa di Napoli sempre e ovunque mi trovi, sono distante da questa città ma essendo la mia terra ciò mi porta a pensare e a ricordare solo quello che di bello ha e sentirmela criticare mi ferisce parecchio, anche perchè non è la sola ad avere difetti… con l’unica differenza di saperli nascondere meglio e sottoforma di altre vesti.
    Spesso lascio scivolare frasi come: “non si vive”, “é sempre piena di casini”, “è una città caotica”… A tutto questo chiudo gli occhi e penso a quegli anni in cui ci ho vissuto, pieni di semplice felicità, nonostante tutto ciò sia stato vero anche per me.
    Forse non riesco nemmeno ad essere obiettiva, perchè ne sono innamorata e perchè continua a mancarmi e l’unica sensazione di quando torno è il pentimento di aver scelto di allontanarmi difronte ad un bivio. E’ come una specie di punizione per essermi allontanata, si proprio così, lei mi punisce ogni volta per non essere rimasta li con lei.
    Che altro dire definirla con un aggettivo o darle un commento può sembrare riduttivo o può sembrare eccessivo. Oggi posso solo dire che vivendo in un’altra città dove il sorriso è un lusso troppo caro nel darlo e il calore per la vita non esiste chiedo un giorno di tornare dalla mia cara e vecchia mamma Napoli.
    PS. mi scuso se il mio commento sembra troppo sdolcinato ma la passione e il lasciar parlare il cuore è tipico di questa città!

  7. copincollo, avevo risposto a Vincenzo su fb…

    sai cos’è Vinci, che se ci diamo giustificazioni “già… però”, “certo è vero… ma”, allora non abbiamo capito niente. Non abbiamo capito che quando il problema è tanto radicato bisogna andarci giù duro, senza tirare fuori le dominazioni francesi e spagnole, che oggi come oggi sono solo alibi. Abbiamo compreso quello che c’era da comprendere, le cause sono milioni, adesso ci vogliono le soluzioni. Allora o squagliamo tutto, come suggeriva carmelina la compagnella mia, che mi sembra allettante come proposta, ma poco fattibile o cominciamo un mattone alla volta. Ma tutti Vincé, perché io e te (che lo facciamo già, che l’abbiamo sempre fatto e lo faremo sempre) non bastiamo più. E non basta più manco solo Cinzia, Carmela, Deborah e Francesco… ci vuole di più. Ci vuole che cominciamo ad eleggere gente che vuole lavorare per questa città e non i soliti 4 papponi che vogliono solo fare malaffare. Ci vuole che per strada ci sia maggiore controllo, ci vuole che a scuola, gli insegnanti, non siano abbandonati a loro stessi senza risorse e senza appoggio (che non sia mai rimproverano un ragazzino perché è maludacato e violento, finiscono pure per abbuscare da tutta la sagrata famiglia del caro pargolo). Ci vuole che il parcheggiatore abusivo che pretende il “pizzo”, venga preso sul momento e non che la polizia (cosa capitata a me eh) faccia finta di niente e ti ponga mille domande quando tu vai a denunciare, solo per dare il tempo al delinquente di scappare. Ci vuole questo e molto altro e non bastiamo i soliti 4 purtroppo.

  8. RAFFAELE VIVIANI
    CAMPANILISMO
    Nu Milanese fa na cosa? embè,
    tutta Milano: – Evviva ‘o Milanese!
    È rrobba lloro e l’hann’ ‘a sustenè,
    e ‘o stesso ‘o Turinese e ‘o Genovese.

    Roma? : – Chisto è Rumano e si è Rumano,
    naturalmente vene primma ‘e te.
    Roma è la Capitale! E si è Tuscano,
    Firenze ne fa subbito nu rre.

    Si fa na cosa bona nu Pugliese?
    Bari, cu tutte ‘e Puglie, ‘o ffa sapè.
    Si è d’ ‘a Basilicata o Calavrese,
    na gara a chi cchiù meglio ‘o po’ tenè.

    È nu Palermitano o Catanese?
    tutt”a Sicilia: – Chisto è figlio a mme!
    Si è n’Umbro, Sardo, Veneto, Abruzzese,
    ‘a terra soia s”o vanta comme a cche.

    Le fanno ‘e ffeste, aizano ‘o pavese:
    senza suttilizzà si è o nun è.
    Nun c’è nu Parmigiano o Bolognese
    ca ‘e suoie nun s’ ‘o difendono; e pecchè

    si è nu Napulitano, ‘a città soia,
    ‘o ricunosce e nun ce ‘o ddà a parè?
    S”o vasa ‘nsuonno e nun le dà sta gioia.
    E ‘e trombe ‘e llate squillano: ” Tetèee! ”

    Qualunque cosa fa, siente: – ” E ched’è? ”
    ” ‘O ssaccio fà pur’io. ” ” Senza pretese. ”
    E chesto simme nuie. Dopo di che,
    Nun se fa niente ‘e buono a stu paese?

    E tu, Napule mia, permiette chesto?
    Strignece ‘mpietto a te, figlie e figliaste.
    Arapencelle ‘e braccia e fallo priesto:
    avimm’ ‘a stà a ” guaglione ” e simmo maste.

    T’avante ‘e vermicielle, ‘e pummarole:
    mmescace pure a nuie si ‘o mmeretammo.
    Che vvuò ca, cu stu cielo e chistu sole,
    te dammo nu saluto e ce ne jammo?

    Campanilismo bello, addò sì ghiuto?
    facimmolo nuie pure comme a ll’ate.
    si no p’ ‘a gente ‘e Napule è fernuto,
    e nun sarrammo maie cunsiderate.

    Talento ne tenimmo, avimmo ingegno:
    nu poco sulo ca ce sustenimmo,
    cunquistarrammo chillu posto degno
    ca, pè mullezza nosta, nun tenimmo.

    Quanno na cosa è bbona e è nata ccà,
    nu milione ‘e gente l’ha da dì.
    E vedarraie po’ Napule addò va,
    cu tutto ca è ‘o paese d’ ‘o ddurmì.

  9. Napoli è così, o la si ama o la si odia.
    Ognuno ha il suo carattere e così anche le città, come le persone, si esprimono in modo del tutto univoco e inimitabile.
    Altrove ci definiscono “Terroni”, rozzi, primitivi e quant’altro….io semplicemente definisco Napoli e i Napoletani “Geniali”!
    Certo, in alcuni casi da il peggio di sè questa città e nemmeno io me ne vanto troppo ma che ci possiamo fare, nessuno è perfetto.
    Napoli è come quella persona che anche in momenti difficili, con il suo carisma, è sempre in grado di stamparti un sorriso in volto.
    Come si può non restare affascinati da semplici cose come quelle infinite distese di bucato pensolanti tra un edificio e l’altro nei quartieri Napoletani (sono soluzioni salvaspazio 🙂 ) ; le strombazzate di clacson al semaforo non appena scatta il verde (è anche quella una forma di comunicazione) ; le mitiche “buche” per le strade che ormai ci caratterizzano (invece dei dossi natorali utilizziamo gli avvallamenti naturali ).
    Napoli è come un artista che va interpretato e gli artisti si sa, sono di regola anticonformisti e come tali vengono definiti “Geniali” proprio perchè non seguono schemi ben precisi inventandosi sempre cose nuove.
    Ma questo “Genio” non potrebbe vivere senza un cuore e senza un’anima…..e questo cuore e questa anima sono i Napoletani.
    Fieri di appartenere a questa terra con i suoi pro e con i suoi contro, consapevoli che ciò che ti offre “mamma Napoli” nessun’altro te lo può offrire.
    Cabarretisti come Schettino e Siani, devono la loro notorietà grazie a racconti su Napoli e i Napoletani.
    Molti di quelle “battute”(se non quasi tutte) sono in realtà notizie vere!
    Io non credo che da qualunque altra parte si possa sentire ad una domanda fatta da un carabiniere ad un giovane alla guida:” giovanotto, abbiamo bevuto?” una risposta “se è per questo abbiamo pure mangiato marescià”….e questa credetemi, non è una barzelletta.
    Tutta ciò è amalgamato da una calorosità e un affetto che solo il Napoletano sa offrirti, sa farti sentire a casa anche se sei chilometri distante da casa.
    E allora cos’altro dire…….”Simm e Napul paisà”! 😉

  10. La vogliamo dire tutta? e allora diciamocela… (e già immagino Vincenzo che mi dedicherà un bel post su fb “è semp essa” – è sempre lei – ehheeheh).
    A Napoli la violenza sta prendendo il sopravvento su tutto, prima c’era anche la poesia, prima c’erano anche i “però abbiamo il lungomare, siamo gente di cuore, siamo allegri, sappiamo campare, abbiamo il Vesuvio, il castello e la pizza”, adesso non c’è niente più. E c’è sempre meno. Disfattista? NO, mi rifiuto di portare questa etichetta, perché chiunque mi conosce bene sa che sono un’inguaribile ottimista. SU tutto, tranne che sulla mia città. “Tra l’inferno e cielo” come Cantava Pino Daniele… appunto “cantava”. Oggi resta l’inferno. Pure questo caldo asfissiante pare voglia ricordarcelo. Ve lo dico io cos’è adesso che ti fa venire lo schifo: Piazza Dante, la splendida piazza dove ci radunavamo tra compagni di liceo prima che fosse ora di entrare a scuola, proprio quella piazza che è stata ripensata come luogo di incontro e per le famiglie è presa d’assalto da un’orda di vichinghi, che già a 8 anni ti guardano e ti parlano come camorristi fatti e finiti. E non ti venga mai in mente di rimproverarli (educatamente) perché deturpano, sporcano o peggio (credetemi molto peggio), perché sbucano dal niente famiglie intere pronte a massacrarti. Nemmeno un incidente devi permetterti di fare, che sia chiaro: hai ragione, quel deficiente sbucava contro mano e ti è venuto addosso, ma devi stare zitto, al 99% non è assicurato, al 99% rischi pure una mazziata. E poi? scippi, furti… ora hanno preso un’altra bella abitudine: 11-12 anni, in sella a motorini che non potrebbero guidare (ma i genitori sono quelli della mazziata di cui sopra, quindi che ne parlamm a ffa?), impazzano per Piazza del Gesù, dopo le nove di sera, un posto che, chiunque frequenta Napoli sa che è sempre pieno di ragazzi (è la zona vicina alla università e in cui ci sono molti licei) e si divertendo prendendo a schiaffi i poveri passanti…
    E vogliamo raccontare di quanto è odioso e che violenza sia il fatto che se hai la sfiga di abitare in una zona più centrale, di un paese o della città, una zona in vista (nel senso proprio fisico: che si vede) e hai la malaugurata idea di ristrutturare casa o la facciata dello stabile, vengono a bussare alla tua porta “proponendoti” dove comprare i materiali? e provate voi a dire di no… diciamo che se sei fortunato se la vedono direttamente con la ditta e tu fingi di non sapere, contento di questo stato di finto oblio. Come le tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo.
    Devo aggiungere altro? Potrei eh, la lista è lunga… lunghissima.
    Queste cose qui mi fanno completamente dimenticare i taralli, la pizza, il sole e il mandolino. Perché quella è roba per i turisti, chi vive qui deve scendere in trincea tutti i giorni, è una città che ti abbrutisce, che ti incattivisce. Non la posso perdonare per tutto questo. E sono stanca di difenderla con il resto mondo, ma perché dovrei?
    Se poi vogliamo analizzare le cause, certo, potremmo star qui per delle ore, anzi giorni… il malgoverno di anni, l’abbandono, il degrado, la malavita. Non me ne frega niente, veramente, non me ne frega niente delle cause adesso. Voglio la soluzione. Voglio la coscienza civile in ogni singolo cittadino. Voglio rispetto e dignità. La voglio per me e per tutta la gente per bene, la tantissima gente per bene, che ogni giorno subisce, che ogni mattina mette l’elmetto e parte in guerra. E nonostante tutto la sera ha ancora voglia di ridere.

  11. Napoli, per me, è una ferita sempre aperta, un dolore che non ha ancora trovato pace. Per questo mi ero tenuta lontana da questa discussione, ma poi Lui te lo chiede e a Lui è difficile dire di no. E’ terribile Napoli, terribilmente bella e terribilmente maledetta. E’ un’innamorata che ti tratta male, ti tradisce ogni giorno ma di cui non puoi fare a meno. Un amore perverso da cui fuggi ogni volta, da cui ritorni ogni volta per poi fuggire ancora. E’ maestosa Napoli. E’ grandiosa con la sua storia e i suoi monumenti. E’ grandiosa con la sua bellezza prepotente come una femmina bella che ti fa la corte ma non si concede mai. Ogni volta pensi di poterla dominare, ogni volta pensi di poterla governare, ma lei è sempre lì selvaggia e indomabile e maledettamente affascinante.
    E’ così Napoli sfacciata, fetente, egoista, sporca, indolente…bellissima.

  12. Come è deflagrante la nostalgia della terra natia, ti si appiccica addosso come una seconda pelle, cova un suo nascondiglio, tenuto a freno per un imprecisato tempo– poi, basta un sapore /odore volutamente appiattito, una parlata somigliante al tuo idioma, il suono di un’armonia ..e l’esplosione del taciuto bisogno ti arroventa i sensi e tutto si confonde.
    Nostalgia del ritorno che ti assale violentemente e quando arrivi è danza per gli occhi e la mente, un’imbriacatura che sotterra le ragioni dell’allontanamento… attimi di godimento estremo…poi il risveglio al reale che porta ad attenuare la gioia. E’una lotta impari: la realtà del disastro cancella il beneficio del ricordo, di come avremmo voluto che ci accogliesse, come un amore antico che ti svela l’inganno… sei solo tu che avevi il cuore denso di attese, l’altro è altrove, solo briciole, ma anche le briciole raccattiamo da custodire ancora, da far rivivere nel limbo del come eravamo…
    L’amore, in tutte le sue sfumature, può fare male?
    La violenza, insita nella bellezza, è ancora un boccone amaro?

    Sto imparando a non idealizzare un luogo, a farne essenze di profumo accumulato nel tempo, ad usarne gocce come un balsamo, a soppesarne il peso — illusionista del presente: trasferendo il colore del tramonto marino aldilà della barriera della catena alpina e godendo del momento di Rosa che immagino iodato!
    Sopravvivere agli assalti di mancanze.. un’arte dolorante, ma utile!
    @ Grazie Valeria per questa festa del ritorno..

  13. ok sono del nord, abito a Torino, torinese da generazioni…. e ho l’idea stereotipata di Napoli !! Ho letto e riletto più volte i pensieri di Valeria e Rossella , Antonella per imprimerli bene in testa. Mi piace tantissimo la descrizione di Valeria,ma mi mette tanissima tristezza.
    E mi viene da dire povera Napoli se chi la ama la descrive così.
    Come conosco Napoli? La prima volta da turista… incantevole è il 1983 e sono lì con mio marito, accompagnata a visitarla da amici che sono ritornati dopo anni di Fiat..Bella, fantastica,ai quartieri spagnoli una signora mi vuole vendere un belllissimo bambino biondo…
    Poi Il Ministero della Pubblica Isruzione decide che nel 1989 i concorsi riservati per l’insegnamento sono a carattere nazionale e la mia classe di concorso A059 va a Napoli!!!!
    Che gioia!!! Rivedo Napoli !! Ho l’orale il 27 giugno, sono sempre ospite dagli amici di prima …. ma questa volta Napoli me la voglio girare da sola, senza guida. Voglio perdermi per Napoli.. Parto da Torino il sabato sera, passo il martedì mattina
    Ho due dico due giorni tutti per me!!!Per me a Napoli
    Che belllo!!! E che bella!!!
    Passo il concorso….La mia Napoli è ancora più bella!!!
    L’anno scorso mio figlio è andato a Ischia e quando è tornato mi ha detto ” Ma che bella è Napoli, vero mamma? Quella Piazza Plabiscito!!!! Il lungo mare..”
    La mia è una Napoli stereotipata, non vivendola ne prendo solo i lati belli quelli coreografici… ma capisco leggendo voi che la realtà è dura, bisogna avere una grossa pena per scrivere quello che scrivono Valeria, Antonella ma io non posso che ricordarla bella, luminosa, allegra, caciarona, colorata, viva, vivace…..

  14. Vorrei tanto voler dire mi manca Napoli, perché significherebbe che sono riuscito a scappare.
    Vorrei chiedere a tutti quelli che provano nostalgia: ma perché non tornate? se nonostante tutto Napoli e Napoli, perché chi va via non torna più?
    Qualcuno ha già introdotto la solita distinzione tra napoli e napoletani, presepe e pastori, solite cose, soliti discorsi, solita città!
    A parere mio non ci sono soluzioni, perché in fondo non ci sono veri problemi, è semplicemente così. Punto.
    Napoli è bella per quanto fa schifo, ci sta poco da fare, così è e così sarà sempre. E chi può andare in giro per il mondo raccontando come è bella napoli è una persona fortunata.

  15. Diversi anni fa, circa una decina, ho avuto la possibilità di conoscere Napoli in uno dei suoi quartieri più “problematici”, Scampìa, dovendo tenere delle lezioni in un istituto tecnico professionale. L’impressione che ho avuto è che i ragazzi potevano essere catalogati in due grosse “correnti”: chi cercava il riscatto da una data situazione, magari pensando addirittura di trasferirsi in un’altra città e cercando di impegnarsi nello studio ed erano quelli che credevano nelle istituzioni, nello Stato ecc., e chi invece pensava che fosse tutto già stabilito e che non si potesse fare niente per il proprio futuro, che derideva le forze dell’ordine e lo Stato ritenedoli tutti corrotti. Quest’ultima posizione è davvero desolante se si pensa al fatto che parliamo di adolescenti con tutto il futuro davanti da costruire.
    Credo che in fondo sia questo il rapporto di amore-odio che tanti provano per questa città.

  16. Da “Penombra mattutina” pag 19
    La mia terra
    La mia terra è bionda di spighe dorate,
    profumata di essenze agrumate.
    Donna procace, vestita rosso di pomidoro maturi,
    specchia le sue belle forme
    nelle acque chiare di azzurri golfi.
    Amante seducente, ammaliante nella sua promessa di piacere,
    presto tradita per altra,
    che al corpo e non solo all’anima dà sostentamento.
    Maria Paraggio

    Amo Napoli e mi piace vederla specchiata in acque chiare come quelle di un tempo. Questi versi sono anche un lamento per veder partire tanti di noi, abbandonare la città amata per poter realizzare il proprio progetto di vita.

  17. Il mare…il Vesuvio…i taralli…la pizza e il mandolino…ma quando ci staccheremo finalmente da queste immagini stereotipate? Le frasi iniziano sempre con un “E’ vero c’è la camorra,la violenza, la gente incivile, però…” come se questo “però” potesse giustificare tutto!! Ma di cosa stiamo parlando? Napoli insostituibile per i suoi taralli caldi mangiati sul lungo mare? Il loro sapore può cancellare l’amaro che ti lascia in bocca questa città ogni giorno?
    Per 6 anni l’ho vissuta nel quotidiano, e si è fatta odiare da me! Ha dato il peggio di se stessa, mi ha tolto l’entusiasmo, mi ha fatto sognare di vivere altrove, mi ha fatto desiderare di essere dall’altro capo del mondo e ad ogni viaggio, mi ha fatto rimpiangere di essere tornata a casa. Adesso che l’ho lasciata, forse per sempre, non mi manca…e continuo a ringraziare il destino che mi ha dato l’enorme possibilità di costruire la mia vita altrove. Dal mio punto di vista l’attaccamento di cui si parla non è reale: è come quando una madre ha commesso tanti errori con i suoi figli…in un modo o nell’altro si trova sempre la forza di perdonare, perchè il legame madre-figlio va al di là di tutto. Ma quando capisci che colei che ti ha dato la vita sarebbe capace anche di togliertela, allora non c’è più spazio per il perdono, ma si ha solo voglia di scappare, ricominciare e credere che la vita può essere diversa.

  18. sostituire Napoli con qualsiasi altra grande città e funziona sempre
    Insostituibile roma, new york parigi tokio milano …. 😉

    Nel suo bel pezzo Valeria si chiede “perché non riesco a staccarmene?”
    Perché è difficile aprirsi e liberarsi completamente, i legami, i ricordi sono delle forze potenti; siamo anche quello dove siamo vissuti e questo lato di noi stessi, spesso, soprattutto nella cultura italiana e più forte delle altre nostre sfaccettature. Potrei tranquillamente scrivere l’apologia di Roma conoscendo luoghi, storie, misteri, angoli unici, strade insanguinate, aneddoti, zozzerie, perché è il luogo dove sono cresciuto, mi sono formato, ho creato buona parte del mio essere. Fortunatamente sono riuscito, forse anche grazie al lavoro, ad acquisire una visione internazionale, anti-campanilistica e maturando sto capendo che tutto dipende da quello che sta dentro di noi non fuori. I taralli sul lungo mare sono equivalenti a qualche ostrica gustata al volo al quartiere latino a Parugi, dipende da noi, non da Parigi o da Napoli. Io personalmente al momento andrei volentieri via da Roma. Parigi, New York, una città del Canada o Australia, o Tokio o Interlaken in Svizzera, o in un villaggio gaelico, o nei pressi di una riserva indiana in Arizona, o a Canazei, o a Castiglione della Pescaia, o a Courmayer, o a Volterra o a Lipari o a ………………………. Come canta Remo Remoti “Me ne vado da questa Roma di merda. Mamma Roma: addio”

  19. Anche il mio rapporto con Napoli è sempre stato conflittuale. La amo e la odio allo stesso tempo e mai nella vita uno dei due sentimenti è riuscito a vincere l’altro.
    Anch’io amo la sua poesia, quella che mi lega a tal punto a questa terra da pensare di non riuscire a farne a meno.
    La poesia di Napoli per me sono i panni stesi tra i palazzi dei quartieri spagnoli, l’odore di ragù che si respira nei vicoletti meno trafficati della città, la poesia del dialetto, il vero dialetto napoletano. Quello parlato dalle persone anziane e che purtroppo sta mutando.
    Napoli per me è la voce delle persone anziane probabilmente perché mi rifiuto di accettare la Napoli di oggi.
    Mi rifiuto di giustificare la mia generazione, quella che ha gli strumenti per cambiare le cose e si rifiuta di farlo.
    La Napoli del dopoguerra non poteva essere diversa da quella che è stata ma la Napoli di oggi ha univesità stracolme, menti per generare ricchezza, strumenti per accrescere il proprio senso civico e per eliminare la camorra ma continua a non far nulla.
    Questa è la Napoli che odio.
    Forse sono troppo spietata quando dico queste cose ma credo che Napoli potrebbe essere la città più bella e funzionante del mondo se solo non ci vivessero circa 1/4 dei napoletani di oggi che continuano a rovinarla.
    Questo non è razzismo assolutamente. E’ un semplice dato di fatto.
    Giuro, odio dire queste cose ma basta farsi un giro a Via Caracciolo il sabato sera per rendersene conto. verso le 23 un mare di rifiuti per terra nonostante il fatto che vi siano cassonetti ogni 50 metri…Ma se non è strafottenza cos’è? Ditemelo voi perché io non so spiegarmelo.
    Una città magnifica e tanta gente indegna di viverla, questa è la mia conclusione.

  20. Non conosco Napoli. Non ci sono mai stato. Ma sono ammirato dalla bellezza di questo scritto: c’è l’amore per la propria città, che proprio come chi amiamo talvolta ci fa soffrire, c’è la poesia che prorompe improvvisa e ci fa sentire le farfalle nello stomaco… Magnifico!

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