Tecnologie dit un monde

Metti una sera a luglio. Una di quelle che per tutta il giorno hai lavorato con l’umidità al posto della pelle ma sei contento perché il treno ad alta velocità è stato degno del suo nome, del costo del biglietto o dell’abbonamento no, perché per quello ci vorrebbero carrozze e bagni puliti, aria condizionata sempre funzionante e tante altre cose ancora.

Arrivi a casa, spalanchi le finestre che se avessi le forze e un piccone butteresti giù anche le pareti, sul terrazzo di fianco la bellissima Irene – calmi calmi belli, è mia nipote -, e un pò di suoi amici suonano, chiacchierano e cantano, tu fai le cose che devi fare, poi decidi che non ti basta ancora e riavii il Mac della serie “fammi vedere su Facebook che si dice”. Detto che se l’ultima volta che ci sei passato non ti sei ricordato di “nasconderti” non fai neanche in tempo a dire A che c’è qualcuno che ti acchiappa, aggiungo che nell’occasione a vincere il premio è il mio amico Francesco Caruso. Educato e gentile, mi chiede tre volte se può disturbarmi. Certo – gli scrivo -, e lui va. Appena lui arriva alla parola università io gli propongo di spostarci su Skype. Sarà l’età, ma non ce la faccio a discutere di cose serie in chat, tic-tac-tic, tac tic tac. Parlarsi su Skype è un’altra cosa, meglio del telefono, non costa e lo vedo anche sul grande schermo del Mac.

Mentre parliamo, con la coda dell’occhio – a Napoli è obbligatorio imparare a “friggere il pesce tenendo d’occhio la gatta” -, vedo una gentile manina che dal terrazzo si agita in segno di saluto. Non vedo chi è, loro sono in penombra io ho la luce accesa, ma avverto il pericolo. Dico a Francesco di attendere, mi alzo, mi affaccio alla finestra, riconosco Carla Rovai, ricambio il saluto, spiego che il mio livello di impazzimento non è ancora giunto al punto da farmi parlare con il Mac, che dall’altra parte c’è Francesco, che sono ancora una persona normale. Carla, Irene e i loro due amici scoppiano a ridere, mi rassicurano, ritorno a parlare con Francesco che ha sentito tutto e se la sta ridendo con la moglie Viviana.

Finito di ridere direi due cose: 1. le tecnologie riarredono il mondo nel quale viviamo, cambiano le nostre abitudini, ci costringono a dare nuovi nomi alle cose, a ridefinire ciò che per noi vale e ciò che invece no; 2. va bene non farsi prendere dalla sindrome di Proust, crisi di ansia e attacchi di panico ad ogni cambiamento, ma forse qualche riflessione in più anche tra noi comuni mortali su come stanno cambiando le nostre vite, su cosa stiamo perdendo e cosa stiamo conquistando al tempo di internet non farebbe male. O no? Buone vacanze.

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