I rimossi

di Santina Verta

by Sandro Fichera

by Sandro Fichera

È da giorni che penso a come fare a mantenere viva la memoria delle tante vittime innocenti spesso dimenticate o rimosse. Dimenticate o rimosse non soltanto dalla maggioranza degli italiani, ma anche da chi fa informazione e da chi amministra la giustizia.
Credo che solo ricordarle non basta, forse una rete di parole collettive, servirebbe a dare contorni meno sfumati alle tante vite spezzate.
L’elenco è troppo lungo e le parole rischiano di perdere il valore di ognuno nella banalità della normalizzazione o nell’ipocrisia retorica delle ricorrenze. Il rischio è addirittura che vengano fagocitati dallo stile dissacratorio dei politicanti di turno. Ma è necessario ricordare, è l’unico modo di dare senso a queste perdite.
Attualizziamo il valore di ogni perdita come un dovere civile impellente. Proviamoci!
Incomincio dal ricordare due reporter: Ilaria Alpi e Milan Hrovatin, uccisi in Somalia il 20 marzo 1994 che non erano in Somalia per farsi una vacanza a spese della Rai, come afferma Carlo Taormina, presidente della commissione parlamentare, ma erano in Africa per lavorare, stavano realizzando interviste e girando filmati.
Avevano, soprattutto, intercettato, nell’ultima intervista al sultano di Bosaso, un traffico di sostanze tossico-nocive e di armi che venivano trasportate attraverso i porti italiani di La Spezia, Livorno e Gaeta verso la Somalia, un paese in piena guerra civile. Le navi su cui viaggiavano questi rifiuti e questo materiale bellico erano di una società, la Shifco, che solo formalmente risultava avere l’autorizzazione a importare pesce dall’Europa. In realtà era proprietà di un noto armatore somalo che aveva addirittura ricevuto le sue navi dalla cooperazione internazionale. Il tutto si fa inquietante quando appare l’ombra lunga dei servizi segreti, i quali fanno finta di non vedere un traffico fin troppo evidente. Tutti questi fatti oggi li sappiamo perché ci sono state diverse inchieste, non solo sulla morte di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin.
Migliaia di pagine, di rivoli giudiziari sono stati scritti da diverse procure, da Asti a La Spezia, in Calabria. E i fatti che ne emergono parlano di una sorta di scambio tra rifiuti tossici, che venivano sotterrati o dispersi nel mare della Somalia, in cambio di armi che una volta finivano ad uno dei contendenti ed altre volte finivano al suo esatto rivale.
Un particolare inquietante: dal novembre 1996 la Procura della Repubblica di Asti, specializzata in reati come il traffico internazionale di rifiuti tossici e radioattivi in partenza ed in transito dall’Italia, ha a disposizione una copiosa documentazione che contiene nomi e fatti, ed evidenzia numerose circostanze legate a questi traffici, comprese le generalità dei faccendieri che li dirigono nell’ombra, gli intrecci con i mercanti d’armi e perfino la mappatura completa che dimostra come ai tempi dell’omicidio tutto convergesse sulla Somalia, oltre che sui territori di altri Paesi dell’Africa costiera. Questa documentazione sembra scomparsa nel nulla, forse dimenticata anche dalla stessa Commissione Parlamentare sul traffico dei rifiuti.
Ilaria Alpi era già stata in Somalia prima del 1994, e conosceva bene la situazione, ma è stata eliminata.
Se a uccidere fosse stato semplicemente la mano di un’organizzazione criminale intenta nel salvaguardare i propri meri interessi, gli assassini di Miran e di Ilaria sarebbero stati presi dopo pochi giorni.
Il problema, invece, in questa storia, è lo stesso che riguarda le vicende delle stragi in Italia da piazza Fontana a oggi: la  possibile protezione, da parte degli apparati dello Stato italiano, sui mandanti o esecutori. Quest’ombra fa sì che la verità giudiziaria, e quindi anche quella storica, tardino sempre più a venire. E nella dilatazione del tempo rispetto al momento in cui sono avvenuti i fatti, gli esecutori e i mandanti alla fine la fanno franca, perché proprio il tempo gioca dalla loro parte. Col rischio che anche la gente dimentichi.
Per tutti questi lunghi anni, i genitori di Ilaria, Giorgio e Luciana, hanno cercato di far emergere la verità e ci hanno fatto conoscere Ilaria, quello che era stata come giornalista, come donna, ci hanno restituito la sua grande umanità, la sua passione civile, il suo impegno per la ricerca della verità, il suo amore per l’essere umano, per le donne  e i bambini della Somalia.
Il papà di Ilaria, Giorgio si è spento pochi giorni fa, in questi ultimi sedici anni ha combattuto sempre a fianco di Luciana per arrivare alla verità e alla giustizia sulla morte della loro unica figlia Ilaria. Verità e giustizia che purtroppo ancora non ci sono.
Un saluto commosso a quest’uomo generoso che ha incarnato la determinazione a voler ricordare in un Paese che tende a dimenticare con troppa frequenza.

ILARIA ALPI E MIRAN HROVATIN
sono stati ricordati sabato 20 marzo 2010 nella Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie.

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2 pensieri su “I rimossi

  1. Bisognerebbe fosse sempre cosi’: cambieremmo davvero se difronte a queste morti innocenti, fossimo capaci di riflessioni serie e non solo di sentimenti languidi e tristi.
    Io, non dovrei piu’ accontentarmi di fare il sacro minuto di silenzio!
    La morte di Ilaria e Milan, e di tanti altri, dimenticati, di tutti coloro che sconosciuti e non popolari, sono stati capaci di morire per cio’ che li faceva vivere, dovrebbe interrograci continuamente.
    Se la morte fosse una pena comminata in base alle colpe, allora dovrebbe essere “appioppata” ai peggiori e soprattutto non agli innocenti, e tantomeno ai bambini.
    Invece avviene proprio il contrario. Anzi spesso i giusti soffrono proprio perché sono i giusti: e molti muoiono per questo.
    E dopo?
    Giu’ fiumi di articoli, su le bandiere, giu’ tante lacrime di coccodrillo, anche le mie, e sù busti e statue.
    Eppure se il ricordo di queste persone porta un insegnamento è che gli uomini sono da amare, perchè la loro morte è piu’ che una “preghiera”.
    Quando ci fu l’urgano Mitch in Honduras, io persi molti amici sprofondati sotto alle macerie con le loro case.
    Non è che non dimenticarli li restituisca. Anzi, il loro sguardo mi fa chinare la testa.
    Eppure è come per il corpo: un organo a volte si ammala e muore per la difesa e la salavezza di tutto il resto.
    Ho sentito tante volte questa frase: il mare cresce per una sola pietra che vi si getti.
    Cosi’ è per Ilaria e per quelli come lei.
    Mio padre quando ero piccola raccontava questo: le morti dei semplici e dei giusti assomigliano a quell’uccello capace di guarire l’uomo dall’itterizia. E’ un uccello: fissa negli occhi chi soffre. E’ bianchissimo e il giallo dell’uomo man mano trapassa su di lui. E il “malato” è guarito. L’uccello riparte lontano a morire.

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