Piazza Enakapata

by Sandro Fichera
by Sandro Fichera

Non dirò che i nomi sono importanti, tanto lo sapete già. Dico invece che giunti a 226 articoli, 1427 commenti e 27.724 pagine visitate questo blog definisce un diverso ordine di priorità.
Cosa intendo dire? Che il protagonista principale non è più il libro che racconta del viaggio che io e Luca abbiamo fatto a Tokyo, io in cerca di serendipity, decision making, talento e organizzazione, sensemaking, in uno dei centri di ricerca più importanti del mondo, il Riken, presieduto dal Nobel Prize Ryoji Noyori, lui in cerca di cultura, manga, tradizioni, musica e ciliegi in fiore, io e lui in cerca di differenze, scoperte, incontri, ricordi.
Iss, cioè il protagonista principale, diventa la piccola grande comunità di persone che scrive, posta, interagisce, su queste pagine, raccontando di se stessa, delle proprie idee, delle proprie esperienze.
Dite che è così già da un bel pò? Vero. Ma prima accadeva. Adesso lo abbiamo deciso. E non è proprio la stessa cosa.
Cosa cambierà praticamente? Nulla. Cioé tutto. No, no, state tranquilli, non intendo ricominciare con il Tao, voglio dire solo che, come sempre accade quando le cose si trasformano, il cambiamento sarà lento, graduale, insomma ce ne accorgeremo soltanto quando già sarà avvenuto.
Dite che così non si capisce? Diciamo allora che è come con i vostri figli che giorno per giorno non ve ne accorgete mica che crescono ma se poi ci mancate per due settimane al ritorno fate fatica a riconoscerli tanto si sono fatti grandi. Ecco, spero proprio che anche per Piazza Enakapata funzioni così.
Cosa dite? Cosa succede se non ci riesco? Niente. Perché la fucilazione via blog non è stata ancora inventata. E perché se accade non sono “io” che non ci riesco, siamo “noi” che non ci riusciamo. Eh sì, sarebbe bello fare come gli avvocati, se si vince, vinciamo noi, se si perde, perdo solo io. Ma fatemi il piacere.

P.S.
Piazza Enakapata è anche il titolo del seminario che Luca & Me terremo nel corso di eBookFest, il 10-11-12 settembre a Fosdinovo, Ma questo potete leggerlo sul sito dell’evento.

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27 Replies to “Piazza Enakapata”

  1. spero davvero di esserci a eBookfestival. datemi la data x favore. sarebbe bello stavolta usare le mani anzichè sulla tastiera farlo x abbracciarvi. dedè è già con data di abbraccio impressa! si è stato il caso e una strana stagione che ripeterei volentieri.

  2. Ciao band sono tornata. Sono stata un po’… come dire… fuori, ma sono tornata. Un viaggio inaspettato, mi è capitato tra capo e collo, come sul dirsi, ne avrei fatto volentieri a meno, ma proprio non ho potuto, ho dovuto affrontarlo. L’ho fatto. A viso aperto. A muso duro. Non ho altri modi . L’ho fatto. Ve l’ho detto son dovuta andare fino all’inferno per riprendermi Euridice. L’ho fatto. Non l’ho costretta, non avrei mai potuto, era lì che mi aspettava e io l’ho “ripresa”. Il tempo mi darà torto o ragione, ma io ho voluto così e, per adesso, va benissimo così, mi basta, anzi no ma bisogna fare un passo per volta altrimenti si rischia di sbagliare di nuovo strada.
    L’inferno è brutto, ma brutto proprio assai e ci vuole una forza ed un coraggio che manco credevo di avere per affrontarlo e uscirne. L’ho fatto.
    Volevo dirvi grazie band. Avete ascoltato e confortato. Avete coccolato e manco sapevate per cosa, ma lo avete fatto, la vostra presenza c’era e si sentiva, è stata la luce a cui mi sono aggrappata per non perdermi, grazie band, a tutti, di cuore.
    E, adesso, tutti a prendere il caffè… offro io.

  3. Ho scoperto questa piazza da poco e mi è subito piaciuta.
    Non avevo ancora scritto nulla, non è facile per me dire la mia, non ho ancora superato la sensazione di “non essere all’altezza” e chissà se la supererò mai. Però leggo tutto e per me che fra lavoro, casa e famiglia non ho molto tempo libero, questa piazza è una sorta di finestra sulla realtà.
    E se la realtà è fatta anche di cambiamenti…..ben vengano, non mi fanno paura.

  4. Per vari e diversificati motivi non mi sono più collegata e non sono riuscita a scrivere nulla.
    Mi sono mancate le “chiacchiere ” di questa piazza così fantasticamente eterogenea.
    Leggere, scoprire realtà così diverse dalla mia è un modo per continuare a far funzionare la mente.
    Io all’inizio ero veramente restia a scrivere, per paura di non essere capace.. già alla maturità (1974) la Prof di Italiana che corresse il compito mi disse che scrivevo male, che ero contorta, tutto al contrario del parlare. Signorina… lei scrivesse come parla.. farebbe dei bei lavori invece… Qui con voi ho a mano a mano ho superato la paura, nessuno mi giudica e io mi sento serena di scrivere quello che penso, e anche i miei pensieri che non sono poi così tanto profondi non ho paura di metterli in mostra.
    Beh cosa non sono riusciti a fare 13 ani di scuola ( escludiamo l’università, li parlavo solo con miscroscopi e vetrini, provette, pipi…) c’è riuscita ENAKAPATA..
    Io da ragazza non avevo la piazza ma la piazzetta, dietro la Chiesa dove il mio gruppo scout aveva la sede.
    La piazzetta era il luogo dove nel tardo pomeriggio ci si trovava,arrivavano gli studenti e quelli che già lavaoravan, nascevano gli amori, si criticava, si cresceva… e alla domenica e alle sere d’estate ci si dava appuntamento.
    Regolrmente alle “meno un quarto” e poi li inziavano le discussioni sul dove andare…..di solito dopo un’ora eravamo tutti d’accordo……..
    La piazzetta c’è anciora, ora ci hanno messo delle panchine e gli anziano pensionati, i nonni con i nipotini ci passano qualche ora in tranquillità…no gli scout non si trovano più in piazzetta .. ma non c’è rimpianto solo un bel ricordo da condividere con voi…

    1. Che danno che facciamo noi proff….
      anche io sono una ex-traumatizzata dalla sua prof di Italiano…
      Angela…..forse per questo ci siamo buttate sulle discipline scientifiche???
      :-)))))

  5. Nei giorni tremolanti,quando il vento scuote con impeto le viscere e sembra spazzar via le tenui radici di attaccamento, sempre e comunque ci sono bulbi e rizomi che si riadattano e reinventano il tessuto; questo creare relazioni, in questa piazza virtuale, anche se mancante degli slanci gestuali…è come una carezza che spinge ad uscire dall’avvitamento e dal logoramento. E’ tutto complicato questo intrigo di rami, ma è anche la sua bellezza!
    Un grande abbraccio vitale!

  6. Girando per piazza Enakapata, ho incontrato molte persone con le quali ci siamo sedute a chiacchierare, bere un caffè, e ciacolare. Ora senza quelle persone la mia giornata è come se fosse vuota, sto aspettando con ansia Lucia(Rosas) che torni dall’ospedale, senza lei la giornata scorre strana. Eppura prima di giungere in questa piazza non pensavo di trovarvi tanti amici, ora ci vorrebbe al centro della piazza solo
    una bella fontana, fa più piazza importante e poi cosa volere più?

  7. Mio marito è originario di un piccolo paese del Cilento, uno di quei paesini che non li trovi sulla tua strada ma ci devi proprio andare per accorgerti che lì c’è un centro abitato. La piazza era la vita di quel paese. Lì c’era l’ufficio postale, lì l’ambulatorio del medico, lì il piccolo emporio, il ciabattino, il piccolo bar dove gli uomini giocavano a carte, i giovani al biliardo e ascoltavano la musica aspettando le ragazze che passavano per scegliere quella a cui fare la corte. Le comari si sedevano sulle panche sotto il monumento a fare ciance e pettegolezzi. Si parlava e sparlava di tutto e tutti. Lì si sceglieva il prossimo sindaco e lì si metteva fine all’amministrazione che lo aveva preceduto. Quando andavamo lì in vacanza, in agosto, la piazza era il luogo di incontro di tutti i vecchi amici. Venivano da ogni luogo d’Italia e anche dall’estero, dove erano emigrati con le loro menti, per la festa padronale e le ferie, portando con sè le novità , la moda, e usi appresi lontano, facendo da traino al resto del paese. Mi meravigliavo e quasi invidiavo mio marito che trascorreva quasi tutto il tempo libero ( dal mare) in piazza. La nostra casetta era poco distante dalla piazza ed io potevo distinguere la sua voce tra le tante degli amici che parlavano gioiosi anche fino alle tre di notte.
    Bene, tutto questo per dire che piazza ENAKAPATA mi sembra proprio la vecchia piazzetta,ora grande e senza fascino e con pochi che ancora la frequentano, dove ad ogni ora del giorno ci trovi la vita, gli amici, puoi parlare di tutto di più senza remore e senza timori.

  8. Eh no Caro Daniele. quando verrai a Fosdinovo, vedrai che ci sono posti nel mondo nei quali il tempo di e’ fermato…
    Dove ti siedi con la memoria storica dei luoghi, con la tua brava sedia di vimini, intrecciata a mano dal mastro del paesello vicino, prendi il fresco e ASCOLTI… ascolti i dialetti, senti la cultura che esce dalla terra, ti lasci trascinare la domenica mattina alle 5, in camminate estreme per i boschi che circondano tutto l’intorno. Il tuo cicerone ha 80 anni, una forza e una voglia di vivere che fa invidia ai giovani, ti racconta tutto di tutti, ti spiega dove si prendono le erbe mediche e a cosa servono, alle 9 del mattino rientra dal suo orticello, ti suona al citofonom e tu stravolto dalla stanchezza prodotta dalla tua via frenetica, non puoi fare altro che tendere le mani e ringraziare, quando scopri che ti ha portato le albicocche e le prugne appena colte… sono ancora calde…
    questa e’ la vita… che mi sono scelte…
    c’ho messo 4 ANNI A CONVINCERE MIA MOGLIE…
    ma che vita a fosdi… devo uscire.. .continuo dopo..

    1. Lo so, sono cose che succedono ancora anche qui – “in campagna” ci piace ancora chiamarla, anche se le case spuntano come funghi. Ci sono ancora personaggi come quel cicerone di 80 anni e contadini/pensionati che ti danno i fichi o l’uva o i pomodori e tu che coltivi il tuo pezzettino di terra gli offri le zucchine e i cachi e l’uva spina.

      Attaccarsi al pc e smanettare è un’altra cosa, ma non molto diversa, incontrarsi con gente di Napoli e Genova e Fosdinovo che non avresti mai visto passare davanti alla tua casa o nella piazza del tuo paese. Anch’io sono per le tradizioni, e Vincenzo tra l’altro lo sa (invitiamolo anche lui a questa discussione, altrimenti si offende…). Anch’io amo camminare lungo il fiume e parlare con i pescatori, scendere per i boschi e farmi spiegare il paese da chi è più anziano di me e mi illustra un posto sconosciuto o una parola in dialetto.

      Però amo anche questa piazza virtuale, diversa ma non molto. E tu, e Vincenzo, e tutti gli altri mi possono parlare un po’ della vita, del mondo, di quello che è e di quello che accade… come se fossimo da un lato e dall’altro della stessa staccionata dell’orto.

  9. Ieri pomeriggio è passatala la mia amica Ortensia per una e-mail da spedire a mia figlia che è già al mare coi bimbi ( roba da avvocati…Ortensia voleva farmi leggere , ma io non ho un bricco di diritto, mica si trasmigra per infusione materna e poi è scorretto e basta…. )
    Fatto sta che le ho fatto conoscete Enakapata….sorrido per l’entusiasmo che le ho trasmesso, come se parlassi di una mia creatura, di persone amate, di gente con cui condividi pezzi di storie comuni, della capacità di intessere fili di senso che mi fanno uscire dal guscio in cui ogni tanto mi nascondo o dall’avvitamento sulle mie paranoie malinconiche.
    Ortensia sgrana gli occhi, dicendo che non mi vedeva così ” esaltata” dai tempi del tutto contro uno delle assemblee consiliari, quando osavo sfidare il potente e magnanimo candidato sindaco, provocando l’incattivimento dei suoi fedelissimi “sudditi” ormai semi- cittadini.. mi divertivo allora a saggiare le espressioni di ” pancia” che scaturivano con urla grottesche tipo: – cacciatela via- ritorna al tuo paese- sei venuta a rubarci il posto di lavoro – terrona e … la esterrefatta Ortensia mi trascinava fuori, mentre ridevo fino alle lacrime.. lei Dama del nord salvifica!
    evviva la nostra bella piazza, un bacio!

  10. Una volta per parlare si andava in piazza (qui da noi in piazzetta, un piccolo slargo tra la Banca Popolare di Milano e il negozietto della Cooperativa). Si stava lì, si prendeva il fresco, qualcuno andava al bar vicino a prendere un gelato o una bibita. Si discuteva di donne, di sport, di politica, si parlava magari anche del senso della vita, delle notizie lette sul giornale o udite alla televisione. Da qualche parte si fa ancora: basta ascoltare le canzoni o leggere i racconti di Davide Van De Sfroos, storie di gente che si ritrova al bar o alla bocciofila o addirittura alla discarica comunale o più poeticamente in riva al lago su qualche panchina.

    Ma il tempo passa e il progresso ci conduce tutti su altre strade, lontano da quelle piazze. Però ne apre altre, molto più vaste, molto più facilmente frequentabili. E, ditemi, come potevamo incontrarci venendo da Napoli, da Venezia, da Bergamo, da Milano, da Roma, da Catania e via di seguito? Questa Piazza Enakapata vale quella piazzetta, vale quei ritrovi di Van De Sfroos. Solo che è molto più grande…

    1. La magia di questa “piazza” è questa, il poter chiacchierare insieme anche da posti tanto lontani…
      un abbraccio dal profondo Sud !!!!

  11. Come dici sempre Vincè? “Lo metto su enakapata perché qui me lo perdo”… e su enakapata invece resta e cresce. IL post, il pensiero, l’acrostico, il tautogramma, una storia, un racconto, una battuta… tutta interazione che resta e vive di vita propria.

  12. Enakapata non è una piazza virtuale come tante…..al suo centro c’è il calore degli abbracci, delle toccate nel profondo, dellla gioia della libera comunicazione e della trepidazione dell’attesa.
    C’è un microcosmo che esplode con miriadi di parole che arrivano dapertutto, ovunque le vogliamo portare.
    E c’è un capitano che non giudica quello che sente ma che stimola a continuare.

  13. Beh, che dire, tra “andirivieni”, di pensieri, parole, opere ed omissioni, il circolo della vita ti riporta sempre qui, caro Vincenzo!

    E’ inutile, quando le strade si intrecciano lo fanno per bene, il libro della vita si scrive da se e così nello stesso modo, le circostanze si trasformano in eventi digitali e dobbiamo essere lo spirito dell’ebook… da libro a ebook, da ebook a comuniti, da comuniti ad ebook, da ebook a libro di nuovo….

    avremmo mica inventano un nuovo modo di scrivere cose interessanti e coinvolgenti?

    Qualcosa di più di un diari, qualcosa di migliore di un romanzo, qualcosa di tanto intenso che solo la vita poteva ispirarlo?

    c’e’ solo da raccogliere e ordinare, dando un senso , IL SENSO, e questo, caro Vincenzo, solo tu che sei il nostro DEUS ex Machina.. lo puoi fare…

    Un abbraccio a tutti!

  14. Sicuramente sono una delle ultime arrivate, ma anche per me sta diventando una buona abitudine quella di raggiungervi in “piazza” e, ogni tanto, dire la mia.
    Internet è un ottimo mezzo per viaggiare con la mente pur restando fermi con il corpo, per allargare le proprie idee e confrontarsi con quelle degli altri, alla faccia di chi ci vuole ignoranti e senza idee…
    I cambiamenti, nel bene e nel male, penso che siano fisiologici ed inevitabili, altrimenti si rischia di mummificarsi…
    Buon lavoro prof., continui così…

  15. 🙂 prof, lei è un grande non c’è niente da fare! 🙂 ..
    Ormai per me ” Piazza Enakapata” , è diventata una sana abitudine quotidiana. E’ come prendere il caffè appena svegli: il caffè è un piacere per il corpo, Eakapata è un piacere per la mente:) Adoro questo spazio, perchè permette il confronto e per me quest’ultimo è fondamentale per crescere. Sono giovane e curiosa del mondo e leggere quotidianamente “Enakapata”, mi permettere di riflettere su molte cose.
    Grazie Prof! 🙂

  16. Sono sempre stata un po’ restia a scrivere e raccontare di me, di quello che faccio , di quello che penso , ma qui è un’altra cosa , non si scrive soltanto….si mette in comune!
    Non è uno sterile racconto , che magari non interessa nessuno, qui si condividono idee, esperienze e si impara.
    Si mettono insieme tanti pezzetti di un puzzle impazzito , ma solo in apparenza, che magicamente messi accanto formano un unico e bellissimo disegno.
    Felice di aggiungere nuovi pezzetti……sempre!!!

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