Era già rotto (Core ‘e mamma)

Sì, prenderla alla lontana mi piace. No, non c’entra niente il fatto che sto in ferie, è che mi piace raccontare, c’entra il daimon, il codice dell’anima, la streppegna, insomma non sono portato per la sintesi e poi non è che dovete leggere per forza. Uffah.

1972-1973. Campeggio Baia Domizia. A 17-18 anni è bello essere innamoratissimi, contraccambiati, di una stupenda ragazza di nome Rosanna. Eravamo in campeggio libero, e una delle attività giornaliere era quella di andare con il padre di lei, Luigi, l’uomo della tenda affianco, a prendere l’acqua.
Lui, da quasi 40 anni iscritto al PCI, sapeva del nostro amore, e ne era anche contento. Comunista lui, comunista io, per di più giovane studente che studia con la testa al proprio posto cioé sul collo,  cosa vuoi di più dalla vita.
Quel giorno, mentre riempiamo la settima-ottava damigiana da 50 litri, Luigi mi fa “ricordati, ‘a femmena che dice ca te vo’ bene cchiù da mamma è ‘na femmena che ti inganna”.
Posso dire che non capisco perché mi dice questa cosa? Che un pò ci rimango male? Che mi sembra una mancanza di riguardo rispetto alla figlia sua – innamorata mia bellissima?. L’ho detto. Punto.

2010. Cellole. Con Cinzia siamo ritornati dopo la bellissima giornata trascorsa qualche giorno prima, sì, proprio quella delle foto e del filmato del post precedente e, cosa non proprio scontata, trascorriamo un’altra bellissima giornata.
Mare, telline, pallavolo, chiacchiere, tentativo di restare al sole fino alle 3 p.m. da me prontamente sventato, ritorno a casa, doccia in giardino con la pompa dell’acqua che a me piace un sacco, i sandali messi ad asciugare. Indosso degli infratido di un pò di numeri più piccoli del mio, della serie l’arte di arrangiarsi è obbligatoria se hai 46 di piede.
Pranzo, musica, tanta bella musica, chiacchiere again, mentre sto scendendo per andare a vestirmi per il ritorno a Napoli si rompe l’infradito destro. Mi scuso con mia cognata Paola che me li ha prestati, lei naturalmente sorride e mi dice che non c’è problema, nel frattempo Cinzia è scesa ed essendo una persona che mette pace ha detto a mamma “Vostro figlio ha rotto gli infradito di Paola”.
La risposta di mamma:” e che fa, quelli già erano rotti”.
Io e Cinzia siamo scoppiati a ridere come pazzi. Poi mi è venuto in mente Luigi e la storia della femmina ingannatrice.
Voi dite che è l’età? Dite, dite. Intanto a mamma mia guai a chi me la tocca.

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16 pensieri su “Era già rotto (Core ‘e mamma)

  1. Sorrido, mentrte immagino la saggezza sorniona di”mammà” di questo figliolo cresciuto a dismisura..Non solo di piede ehhh … un paio di “giapponesi”( così si chiamano dalle mie parti gli infradito) per le incursioni estive e tutto prende il colore della sana ilarità.
    (ciaooo tutti! )

  2. Bene, io ho la stessa età del prof. Vincenzo, proprio la stessa età. Siamo nati nello stesso giorno,mese ed anno. Sono cresciuta insieme a mia sorella maggiore e mio fratello minore responsabile e sicura con genitori amorevoli, severi mai burberi. Tra i due mia madre era la più rigida unicamente perché mio padre usciva la mattina e tornava la sera da lavoro e a lei toccava la responsabilità dell’educazione e del bilancio familiare. Una cosa l’ottenevamo più facilmente da papà che da mamma ( sapeva i fatti suoi). Mia madre ci diceva di non lamentarci mai se ci mancava qualcosa o non potevano stare alla pari degli altri compagni. Neanche lei lasciava intravedere momenti di difficoltà economica ( tre figli tutti studenti, un nonno a carico e un mutuo da pagare). Non dovevamo mortificare mio padre. Più di quello che faceva non poteva fare. Lei aiutava ricamando corredini per neonati e spose ma aveva sempre tempo per noi per seguirci nei compiti, ascoltare le nostre confidenze e mai e oi mai aspettava mio padre per riferire di qualche macarella e farci punire. Il rimprovero se ci doveva essere lo faceva lei al momento e poi tutto finiva là. Mio padre ci ha voluto un bene immenso, a noi figli e a mia madre. Ora vive solo mia madre e come sempre è nostra confidente, amica, sostegno ed esempio. Non avrei voluto genitori diversi e nell’educare e crescere i miei figli sono e saranno sempre un esempio da seguire.

  3. concordo in pieno con Grazia ed Antonella e voglio dire di più (da brava disturbatrice!!!!) qualche volta le madri sanno essere le peggiori nemiche di loro stesse, non in quanto madri ma in quanto donne… dimenticando che l’unico modo per cambiare il sistema, per porre le basi di una vera parità è che tutto parta dal rapporto tra madre e figlio, dal rispetto, dalla responsabilità…

  4. Due considerazioni sulle “provocazioni” di Vincenzo :-))
    1- E’ tutto un gioco di equilibrio, prima a due, poi a tre, quattro e oltre per chi è fortunato e coraggioso da fare tanti figli….ad un certo punto della vita noi donne ci ritroviamo a fare le giocoliere, ma non è per niente facile lanciare in aria i birilli senza farli cadere. E’ faticoso e qualcuna magari non ci riesce, così come tanti uomini preferirebbero che non cambiasse nulla dopo l’arrivo della prole. E’ più facile costruire e mantenere l’equilibrio se gli sforzi si fanno in due, una volta capito questo la differenza si vede.
    2 – E’ ora che i fanciulli si abituino all’aggressività delle fanciulle e che non la usino come scusa per non lasciare le comodità di casa e le attenzioni di mammà.
    Detto questo, vorrei fare un distinguo fra le mamme affettuose e le mamme ossessive.
    L’affetto non lo dimostri certamente correndo dietro ai figli per ogni loro bisogno o desiderio prima ancora che questi vengano espressi. Non lo dimostri neanche giustificandoli sempre e comunque con la certezza di trovarti un giorno di fronte
    un essere che si crede onnipotente convinto che tutto gli sia permesso e dovuto.
    L’affetto lo dimostri quando lasci loro spazio, spazio per parlare, per riconoscere le proprie possibilità e i propri limiti, per esprimere se stessi, per imparare a cavarsela da soli.
    L’autostima è una grande cosa, quella dei figli bisogna costruirla e coltivarla, sempre nel
    rispetto per gli però.
    Sul rispetto per gli altri non si transige.

  5. In effetti non avevo dubbi in merito, le persone nate negli anni ’50 appartengono alla generazione de “mazz’ e panella fann e figl’ bell….panella senza mazz’ fann’ e figl’ pazz'”.
    Ecco, il punto è che dopo 30 anni si fanno solo “figli pazzi” perché si rinuncia ad educarli per timore di essere troppo duri e poco comprensivi.
    Per il punto n°1 concordo. Di sicuro se le mogli (ma anche i mariti) si occupassero di più della loro vita di coppia probabilmente il numero di divorzi dimuirebbe e di sicuro i figli ne sarebbero molto contenti.
    Per la seconda invece credo che le fanciulle di oggi siano più aggressive soprattutto a causa dei modelli proposti. Oggi la donna vincente e di successo è quella che ha grinta, e non si arrende. Inoltre credo che se un ragazzo non si stacca dalla madre e dalla famiglia è perché non vuole prendersi responsabilità ed iniziare a badare a se stesso da solo in quanto è abituato fin da piccolo, ad avere persone che risolvono problemi al posto suo.

  6. Alla mia giovane e carissima amica Antonella Romano vorrei dire che anche io sono stato abituato alla responsabilità, anche troppo, al punto che sono venuto su con qualche “compressione” di troppo.
    A scuola avevo torto a prescindere, a 12 anni mi sono risparmiato un “paliatone” certo, causa convocazione dei genitori per una qualche sciocchezza che neanche ricordo, soltanto perchè il giorno precedente era nata mia sorella Nunzia.
    Fino ai 15 anni ho fatto la spesa, lavato per terra, lavato i piatti, cambiato i pannolini a mia sorella, preparato i biberon, stirato, pulito il bagno. Mio padre mi considerava responsabile (sono il primo figlio) anche di ciò ce facevano i miei fratelli, se per esempio quando lui tornava (alle 5.30 pm) non eravamo tutti a casa se la prendeva con me. Mia madre, quando si arrabbiava, per sostenere le sue ragioni (quando mi acchiappava) usava la scopa, a papà bastava guardarmi in un certo modo per farmi piangere dalla paura. Potrei continuare ancora ma mi fermo volentieri qui.
    Mia cara Antonella certe cose accadono quando le mamme hanno 80 anni e i figli 55, vedrai che a quel punto lì capiterà anche a te. :-))))
    Sui ragazzi di adesso troppi figli di mamma (ai miei tempi ce n’erano pochissimi, avevano difficoltà a sopravvivere) potre dire molte cose, ne dico solo due:
    1. se le signore si occupassero un pò di più dei signori con i quali vivono e un pò di meno dei figli che sono così orgogiose di trattare così bene sarebbe certamente meglio;
    2. se le fanciulle fossero un pò meno aggressive e competitive i fanciulli avrebbero maggiori piacere di staccarsi dalle mamme (e dai papà).
    E adesso che la disturbata abbia pure inizio :-)))))))))

  7. Mi sono sempre meravigliato del fatto che nella vita ci si deve preparare a tutto tranne che all’avere figli. Nulla, non dico un diploma per carità,ma neanche delle informazioni di massima. Quanti genitori immaginano che mostrare ripetutamente a un bambino un volto triste significa fare di lui un insicuro? Quanti genitori sanno che a sessanta giorni il bambino fa uno scanner ripetuto del volto materno per conoscere la disposizione d’animo della madre? Un volto gioioso significa che viene riconosciuto il suo valore “intrinseco”, un volto oscuro e triste invece potrebbe significareun mancato riconoscimento di valore e quindi,nella logica naturale del bambino, un possibile abbandono. Gioiosità e giocosità sono un bbuon modo di ridurre le ansie del bambino…

  8. Allora, premesso che “la mamma è sempre la mamma” ciò che mi colpisce di questo post è la filosofia de”Core e mamma” che a dir la verità a casa mia un pò è mancata.
    Fin da piccolissima i miei genitori (sarà perché lavorano entrambi) mi hanno educata alla responsabilità. Se a scuola facevo troppo chiasso o non capivo la matematica la colpa era mia e mai del Professore.
    Mi hanno insegnato ad essere autonoma. Avevo le chiavi di casa già a 7 anni, cucinavo a 10, curavo piccole faccende burocratiche da sola sin da 11 anni e questo non perché ero una bambina prodigio ma solo perché per me era consuetudine badare a me stessa.
    Se a scuola andavo bene avevo fatto soltanto il mio dovere.
    I miei genitori non si sono mai vantati (almeno che io sappia) se io o mia sorella eravamo bravissime nello sport o nello studio e credo che questo abbia fatto bene ad entrambe.
    Ovviamente il premio era la libertà. Libertà commisurata all’età e alla maturità che dimostravamo anno dopo anno.
    Io credo che giustificare sempre i figli sia un male per loro stessi. E’ normale che poi crescendo combinano continuamente casini e a 30 anni si ritrovano ancora iscirtti all’Università. Io dico che è colpa dei genitori che li fanno sentire eterni bambini, pronti a soccorrerli in ogni momento. I bambini/ragazzi devono cadere, sentirsi mortificati e a volte anche umiliati nei loro errori (es. una bocciatura) e da soli cacciare le unghie per rialzarsi, altrimenti non cresceranno mai.
    Quindi a parer mio “Core e mamma” può andare bene solo con gli infradito rotti, non oltre.

  9. Vince ti ricordi quando tuo padre chiedeva un paio di scarpe “pe è creature soie”?.
    Un bacio a mamma
    p.s Ci sarebbero tante storie da raccontare di quel campeggio a Baia Domizia

  10. I papà, meravigliosi e allo stesso tempo odiosi. Fermi , più decisi, meno ” zuccherini”, ma gioiosi e giocosi, padri che decidono e aiutano a crescere, padri presenti, padri assenti. Ecco la differenza : le madri si sciolgono, si lasciano blandire, le madri sono ansiose e trepidanti, le madri non sono MAI ASSENTI!

  11. Concetta dice che teniamo in piedi tutto e ha ragione. Io aggiungo che a noi mamme ci tengono in piedi i figli.
    Il mio è in montagna dai nonni da tre settimane e dire che mi manca è riduttivo.
    Mi manca la sua allegria, mi mancano i suoi scherzi, il suo disordine e le sue confidenze.
    Senza di lui la casa sembra svuotata e a me sembra di vivere in sospeso.
    Domenica andrò a riprenderlo, finalmente! Così ricominceranno gli agguati in corridoio per farmi spaventare!

  12. Io sono una mamma, e me ne vanto…
    e sono convinta che teniamo in piedi tutto o quasi.
    Anche a costo di mangiarci il fegato…
    Quando sono stanca e scocciata e butterei tutto in aria, prima di entrare a casa, sapendo di trovare i mie ragazzi , mi stampo un sorriso ed apro la porta.
    E basta un’occhiata per capire dolori fisici e non…
    Noi mamme siamo : mamme, psicologhe, medici, infermiere, pagliacci e tanto altro…

  13. Che saranno stati? Sei-sette numeri in meno come minimo. Vabbe’ che ti è rimasto nel cuore il Giappone, ma volevi farti dei piedini da geisha? Comunque, all’s well that ends well, e una bella risata mette a posto tutto, magari anche un paio di infradito da regalare alla cognata… E poi la mamma è sempre la mamma.

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