‘A morte ‘o ssaje ched”e?

… è una livella.
‘Nu rre,’nu maggistrato,’nu grand’ommo,
trasenno stu canciello ha fatt’o punto
c’ha perzo tutto,’a vita e pure ‘o nomme:
tu nu t’hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò,stamme a ssenti…nun fa”o restivo,
suppuorteme vicino-che te ‘mporta?
Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive:
nuje simmo serie…appartenimmo à morte!”

La foto di Giancarlo Iorio, la poesia di Totò, di cui potete leggere gli ultimi versi, ma anche T0 e T1, come ci ha spiegato Adriano Parracciani, e poi i libri che abbiamo letto, i film, i quadri e le sculture che abbiamo visto.  Insomma 10, 100, 1000 occasioni per raccontare noi e il nostro rapporto con Lei, la signora in nero, sua inevitabilità la Morte.
Buona partecipazione.

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9 Replies to “‘A morte ‘o ssaje ched”e?”

  1. La morte è un volo.
    Per alcuni è come lanciarsi da una montagna altissima.
    Per altri è lento e rasente e dura tutta la vita.

  2. Tutti prima o poi si interrogano sulla morte. Una malattia. Una tragedia, un dolore ci ricordano che la morte può essere vicina in ogni momento e in ogni luogo. A me è capitato di sentirla molto, molto vicina. La cosa che più mi sconvolgeva, in quei momenti, era la consapevolezza che la vita stava per sfuggirmi non la morte in sé. La vita passata scorreva velocemente come un film e mi rendevo conto di quante occasioni essa mi aveva offerto ed io le avevo negate, quante erano le cose importanti per me che avevo tralasciato per dare la priorità ad altro, ed ora, forse, non c’era più tempo. Quei giorni erano perduti. Altra cosa che causava, aumentava a dismisura la mia angoscia era il dolore che avrei procurato ai miei figli. Chi li avrebbe poi accompagnati nella crescita? Sentivo di non aver assolto completamente al mio dovere di mamma. Non mi importava di morire ma non potevo lasciarli nella disperazione. Ed ecco una nuova possibilità, un’altra opportunità di riprendere le redini della mia vita e rimediare, portando a termine ciò che avevo sospeso e sfruttare ogni giorno concedendo amore e godendone e dando importanza anche alle piccole cose, ai piccoli gesti, come lo struscio della coda del mio gattino vicino alle mie gambe.

    1. Padrona di me
      Padrona di me

      Sarà inverno.
      Senza far rumore, vestita di gelo,
      col suo inflessibile braccio busserà,
      di parte di me farà preda.
      Del mio respiro sarà pur vittoriosa,
      del passato non sarà mai padrona.
      Maria Paraggio

      e, come credente, non vincerà neanche la mia anima

  3. Per me la morte è la vita che si consuma lentamente come una candela e quando avviene così credo che non faccia paura a nessuno (se non a chi rimane!)
    Se tutto avviene naturalemente, credo che un vecchio arrivi a “desiderare” la morte, poich…é in lui tutto piano piano si spegne: la voglia di fare, le passioni, la forza…è come se prendesse distanza (distacco) dalle cose quotidiane e si richiudesse in un mondo intimamente privato, anticamera di quel che ci sarà dopo! Come il feto che trascorre la sua vita nella pancia della mamma finquando non ha compiuto il suo ciclo … poi, quando i tempi sono maturi, muore come feto e rinasce come uomo.
    Di certo il viaggio continuerà anche dopo la morte … credo che il ciclo nascita/morte/nascita continuerà all’infinito ma come, davvero, non me lo so immaginare e, per il momento, non sono nemmeno così curiosa di scoprirlo!

  4. “Dicette a morte: – ‘N Catania vai e ‘N Catania veng -” Tu vai a Catania ed io lì ti raggiungo.
    E’ un modo di dire che ascoltavo da mio nonno (“Rocco o Pap”, Rocco il Papa, perchè era buono), per dire che purtroppo (o fortunatamente aggiungo io), non si sfugge alla morte, puoi scappare quando e dove vuoi.

  5. Quello che sto per dire magari sarà visto come un qualcosa pieno pieno di influenze cattoliche, ma alla fin fine mica devo convincere nessuno!!!!!

    Morire è il punto di partenza e non vi è paura.
    Ve lo spiego meglio con un esempio….

    Due gemelli sono nella pancia della mamma. Stanno lì, belli protetti, per ben nove mesi. Hanno tutto ciò che occorre loro per vivere: da mangiare, da bere (per quel che si può definire bere e mangiare), sono nel loro mondo insomma…
    Arriva il giorno in cui devono uscire da quel mondo per sbarcare nel nostro. I due bambini si mettono a ragionare e a chiedersi cosa ci sia la fuori. Uno dice all’altro che farebbero meglio a restare li perchè lì hanno tutto, fuori non si sà cosa ci sia…

    Ecco, l’uomo in tutta la sua vita è come se vivesse nella pancia di una grande mamma, il momento della morte è solo l’uscire fuori e vedere che esiste altro…

    Immaginate la fine dei due bimbetti se si fossero impauriti troppo e fossero rimasti nel grembo della mamma!!!!!

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