Il sonno della ragione genera mostri

Opera di Matteo Arfanotti
Opera di Matteo Arfanotti

Questo post mi è venuto in mente ieri a Roma mentre pranzavo, mangiucchiavo sarebbe più rispondente ma meno chic, con il mio amico Iginio Ariemma, colto e gentile intellettuale torinese, con radici campane da parte di padre, con un passato importante nella politica, segretario della federazione torinese del Pci, a fianco di Occhetto ai tempi della svolta, ideatore e animatore con Pietro Scoppola de “I cittadini per l’Ulivo” e tante altre cose ancora, oggi ideatore, autore e curatore di importanti volumi dedicati a Bruno Trentin e Vittorio Foa.
Si chiacchierava delle difficoltà della politica, delle difficoltà che persino persone come noi hanno a rappresentarsi e a sentirsi rappresentati nell’attuale fase, quando ad un certo punto mi ha detto più o meno “in fondo noi siamo anche fortunati, abbiamo fatto tante cose nella  vita, ne abbiamo ancora qualcuna da fare, abbiamo i nostri orticelli da coltivare; i giovani invece non sanno a che santo votarsi, sono disorientati, fanno fatica a proiettare se stessi nel futuro”. A me da una parte sono venute in mente le chiacchiarate con Salvatore Veca, la sua idea che quando l’ombra del futuro si contrae sul presente abbiamo più difficoltà a rispondere alle domande per noi fondamentali come quelle relative a chi siamo  e a che cosa per noi veramente vale, dall’altra parte mi è venuto in mente Lucius Quinctius Cincinnatus, Cincinnato, e non mi è piaciuta per niente l’idea di restarmene chiuso nel mio orticello.
Si, penso che c’è più che mai bisogno di politica, e di persone che tornano a fare politica, che tornano cioè a impegnarsi con idee e progetti  nell’ambito dello spazio pubblico, che  con la loro soggettività contribuiscono a ridefinire i contenuti e a ridare senso ai luoghi della politica. Lo so che è un processo lungo e difficile. E so anche che in particolare i più giovani non sono abituati, non li abbiamo abituati, a ragionare così. Ma per quanto sia pesante anche solo pensarlo, l’alternativa a un processo con queste caratteristiche è un fatto traumatico,  un evento sconvolgente, un major event, come avrebbe detto Derrida. Ogni volta che è avvenuto, visto con gli occhi della storia, ha determinato cambiamenti epocali, ma visto con gli occhi di chi li ha vissuti, ha prodotto lutti e sofferenze immani.
Il sonno della ragione genera mostri. Nell’arte magari funziona. Nella vita no.

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8 Replies to “Il sonno della ragione genera mostri”

  1. La sinusoide che evoca Adriano non mi piace, non perchè non sia azzeccata , anzi è davvero così, ma è proprio questo non decollo che non mi piace, dopo secoli di storia e di errori e e tentativi di migliorare, non capisco perchè i problemi sono sempre gli stessi.
    Sentivo una volta che la prossima generazione sarà la prima che starà peggio della precedente.
    La politica aveva un’attrattiva perchè dava la speranza, anzi si aveva la certezza, che lottando si poteva costruire un mondo migliore, ora è difficile crederlo.
    Sono reduce da una grossa delusione, ho scoperto che a scuola, dove a breve ci saranno le elezioni degli organi collegiali,i ragazzi di una lista si comportano in un modo spregiudicato e assolutamente scorretto, degno dei peggiori politici….
    E non solo questo…
    Tornando a casa pensavo …. ritenevo che i ragazzi fossero più puliti, più onesti, incapaci di giochi sporchi, una delusione!!!
    Se fin da piccoli sono così, non faranno nessuna fatica ad integrarsi nel “sistema”, altro che 20 anni!!!!!
    Ha ragione Daniele, non è una questione di età…magari fosse solo quello!!!!
    E neanche la fortuna c’entra granchè..
    Qui si tratta ,secondo me , di convincere tutte le persone perbene a partecipare , anche in piccolo, nel proprio ambito , a dare il proprio contributo , perchè se ci tiriamo indietro, delegando ad altri ,pensando che “la cosa pubblica” è difficile da gestire, e chi se ne occupa pensa solo ai fatti suoi, e non si può cambiare niente, abbiamo già perso, perso il nostro futuro e, quel che è peggio, quello dei nostri figli.

  2. Un vecchio detto dice che la natura non fa salti (cosa non vera a livello sub-atomico) ma la storia si: li fa. E questi salti sono causati proprio dai major event, probabilmente tra le uniche forze in grado di far percorrere all’umanità le curve della storia. Apparentemente ci pare di percorrere una sinusoide, periodi up e periodi down, ma le curve in gioco sono molto più complesse. Ed è proprio la consapevolezza della complessità che sta giocando un ruolo fondamentale in questa fase. Diversamente dal passato quando il complesso era per pochi filosofi, oggi una moltitudine di persone si rapporta con il caos, con l’indeterminazione; ne ha quindi una minima consapevolezza ma non gli strumenti di comprensione e di governance. Sembra che mi stia allontanando dal punto ma non è così. La politica è la gestione del vivere insieme, e già solo per questo dovrebbe essere materia non solo di studio ma di applicazione dalle elementari. Pensare che ci sia qualcuno che si occupi del “vivere insieme” o ancor peggio pensare che non ci riguarda sono solo modi che celano la paura. La paura di cosa? Dell’incerto. E allora si lascia perdere, si lascia andare. E’ un tarlo culturale radicato nel nostro cervello. Ma è proprio questo il vero problema. Il futuro è futuro, non un piano trentennale di epopea sovietica. Ma che significa “sicurezza del futuro?”. L’unica cosa certa è che nel futuro morirai. Cos’altro? Cerchi un futuro già organizzato come nelle società medievali?
    Nasci da un contadino, farai il contadino/a, sposerai la figlia/o del vicino come deciso dalla famiglia, farai due figli, la domenica a messa, poi la vecchiaia a guardare i giovani e poi la morte. La vita è la scoperta del futuro, è l’invenzione del futuro, è l’immensità delle infinite cose che potranno capitarci, è serendipity. Giusto Vincenzo?
    E poi basta con questo sentirsi sfortunati e dare dei sfortunati alle giovani generazioni. Stiamo vivendo una fase complessa e difficile della nostra storia: e allora? non siamo certo i primi, ne saremo gli ultimi. I nostri nonni/genitori hanno sofferto la fame quella vera, la durezza della guerra, e non facciamo l’elenco delle generazioni precedenti. Tutti si sono lamentati del loro tempo, del futuro incerto, nero, buio. Mille e non più mille si diceva; il degrado delle società esiste praticamente da quando queste sono nate. Gioventù bruciata è degli anni ’50. Quindi via i luoghi comuni. Il momento è duro bene, lagnarsene non lo renderà certo morbido. La politica serve proprio a questo, a gestire il vivere insieme, sempre, ovunque ti trovi nella curva della storia. In Italia soffriamo di un altro grave malessere: quello dell’errata concezione della politica da parte dei cittadini. La politica è generalmente associata a “roba sporca”, ma questa è un’aberrazione se non becero conformismo. Sono le persone che fanno la politica, sono le persone ad essere “sporche”. Si deve ripartire da qui, da un major event che abbatta, per quanto ci riguarda, la cultura partitocratica, quella dell’illecita spartizione, del depauperamento delle risorse pubbliche, quella della rendita di posizione.

  3. I mostri sono in agguato sempre. Nel sonno come nella veglia. Perché il senso del capricho goyesco è e rimane ambiguo: El sueño de la razón produce monstruos. Quello che una traduzione frettolosa e poco attenta riporta con “sonno”, in lingua originale ha un duplice significato: da una parte “sonno”, nel qual caso l’interpretazione è un invito alla razionalità, a diffidare dal torpore della coscienza; ma se invece lo traducessimo con “sogno”? Il sogno della ragione produce mostri. Avere troppa fiducia nella razionalità, e, per tornare al tema, in un modo di fare politica che sta fallendo, mi porta a chiedermi se la politica, come noi giovani (e altri meno giovani) l’abbiamo vista e vissuta sia davvero la strada giusta. I dubbi fioriscono su qualcosa di aereo che sembra roba lontana dalla vita di tutti i giorni. Noi del sud (e perché non del Nord?), come nei racconti di João Guimarães Rosa, uno dei maggiori scrittori brasiliani, avvertiamo il Governo come un’entità lontana dalla nostra vita, che prende decisioni su di noi, ci impone delle strade, sconvolge la nostra realtà e non sappiamo nemmeno che faccia abbia (o ce lo immaginiamo sempre con stessa faccia, ahimé).
    Allora io giovane chiedo ai meno giovani: ma voi che l’avete fatta, che cos’è la politica? Voi che siete stati politicamente impegnati, che avete lottato per un’idea, che avete fatto della vostra ragione un sogno, guardandovi adesso, siete davvero sicuri di consigliarci bene?

  4. Io però sto “uscendo scema”, come si dice a Berlino. Rivolte partecipate a Terzigno, guerra aperta contro le tav al nord, a vicenza sommossa per la base nato, in sicilia a migliaia alla manifestazione in ricordo di Falcone e Borsellino, un milione a Roma in piazza con il popolo viola, operai della fiat, pastori sardi, le operaie della omsa… fatemi capire, ma non è che una parte del paese questa rivoluzione l’ha iniziata (più o meno cosapevolmente), solo che ce la tengono nascosta con il macabro show di avetrana, con il grande fratello, con l’ennesimo finto dossier su qualche parlamentare e con la ricetta del giorno? no, perché a me i conti cominciano a non tornare per niente….

  5. Non c’è bisogno di politica. Di questa politica. C’è bisogno di una politica diversa, forse un po’ retrò – del resto il futuro va letto nel passato – la politica sanguigna ma rispettosa di Peppone e Don Camillo, di chi accettava le sconfitte e si adoperava per costruire una valida alternativa. E finché si rimane in questa condizione dove l’unico ideale a sinistra è l’antiberlusconismo e a destra è farsi gli affari propri, be’, non c’è via d’uscita.

    Stamattina ho letto di un congresso a Firenze di giovani (giovani in Italia sono i 40enni!) che vorrebbero cacciare via i vecchi del loro partito: tutto questo, oltre a ricordarmi un famoso racconto di Buzzati in cui si dava la caccia ai vecchi per le strade di Milano, mi lascia molto perplesso. Non è un conflitto generazionale, è il governo del paese, dei comuni. L’esperienza e la vitalità devono andare a braccetto.

    Tornando al tema: ma che voglia hanno i giovani di cacciarsi in questo ginepraio? A parte il fatto che questa società fa credere loro che i valori siano quelli del Grande Fratello e dell’Isola dei Famosi, cioè l’arrivare in cima senza merito, i modelli politici che si ritrovano sono davvero deprimenti. Un tempo c’erano Spadolini e Andreotti, adesso Bocchino e Bersani e quelle macchiette di Di Pietro e Calderoli. Mah…

  6. Il secondo pianeta era abitato da un vanitoso.
    “Ah,ah! ecco la visita di un ammiratore” gridò da lontano il vanitoso appena scorse il piccolo principe. Per i vanitosi tutti gli uomini sono degli ammiratori.
    […] “Che cosa vuol dire ammirare?”
    “Ammirare vuol dire riconoscere che io sono l’uomo più bello, più elegante, più ricco e più intelligente di tutto il pianeta”.
    “Ma tu sei solo su questo pianeta!”.

    E se li lasciassimo soli questi grandi uomini? Sarà che sono stanca di urlare.
    Se per una volta restassimo tutti in silenzio, fermi, senza agire?

  7. sì, sono perfettamente d’accordo con maria; smuoversi da questo intontimento collettivo, da questo intirizzimento dei sensi, tornare a dissentire a GRAN VOCE verso tutto il letame che ci circonda, nel rispetto assoluto di quei Valori che, mancando i quali, niente sarebbe possibile. questa è la RiVOLUZiONE che invoco e che auspico.

  8. Avevo iniziato il commento al suo post precedente, dicendo che nel sogno tutto è possibile. Il sogno è magia ma la vita reale non si nutre di sogni ma di azioni. L’indifferenza, il tirare innanzi, il tirare a campà, il rifugiarsi nel sogno tanto le cose stanno così e non c’è niente da fare,non è mai servito a niente. Poi hanno suonato al citofono e ho smesso di scrivere annullando il commento. Ora torno e mi trovo questo nuovo post e mi rendo conto che la risposta che stavo dando a quello precedente va bene anche per questo.Mi viene in mente Foscolo quando nei Sepolcri dice
    “Ma ove dorme il furor d’inclite gesta
    e sien ministri al vivere civile
    l’opulenza e il tremore, inutil pompa
    e inaugurate immagini dell’Orco
    sorgon cippi e marmorei monumenti.”
    Tanto per dire che bisogna risvegliarsi dal torpore e agire, sempre nel rispetto della democrazia, della libertà, dei diritti di tutti, affinché ci sia un rinnovamento e una ripresa della vita politica ed economica del nostro bel paese, non a chiacchiere ma con i fatti, anche a costo di sacrifici.

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