Sposarsi non è un verbo di cui l’uomo conosca il significato

di Adriano Parracciani

Sposarsi non è un verbo di cui l’uomo conosca il significato.
Ed è per questo che  vado da molto tempo parlando di una bizzarra idea: quella del matrimonio a tempo.
Si un matrimonio che scade, proprio come l’assicurazione dell’automobile, o un come contratto d’affitto. L’idea è semplice: il matrimonio è un contratto che dura cinque anni, alla scadenza si può rinnovare oppure decade automaticamente, senza bisogno di avvocati, cause, liti, ecc ecc. Si va di cinque in cinque fino al decadimento o alla morte di uno dei contraenti.
Va bene, direte voi, la solita pensata atipica di Adriano, due risatine e finisce là. Ebbene vi stupirete leggendo le righe seguenti.
Un giorno del 2007, mentre sto sfogliando il giornale, mi cade l’occhio su un articolo: “Matrimonio a tempo: 7 anni e via“.
La lettura è incredibilmente eccitante, non solo per la proposta che va esattamente nella direzione della mia idea, ma anche per chi la fa.
Dall’articolo si legge che la tedesca frau Gabriele Pauli, leader bavarese candidata alla presidenza della CSU, il partito più conservatore tra i due partiti cattolici tedeschi, intende proporre la riforma dell’istituto matrimoniale ponendo una validità di sette anni scaduti i quali il matrimonio si annulla, lasciando ai conigui la possibilità di rinnovarlo, risposandosi. Ora, anche se la proposta si è sfortunatamente  arenata, e anche se è della CSU, io dico W frau Pauli.

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23 pensieri su “Sposarsi non è un verbo di cui l’uomo conosca il significato

  1. Come dice Concetta: ah questi maschietti!
    Si sposano convinti di sostituire mammà e quando poi si accorgono che devono collaborare e non solo essere accuditi si pentono e dicono che sono stati costretti….

    Vincenzo, sono permesse le barzellette?
    Ne ho una che ci sta proprio bene.

    Due amici d’infanzia si rincontrano dopo tanto tempo.
    Discutono del più e del meno, e poi, ad un tratto, uno dei due si accorge che ha i calzini bucati.
    Quindi esclama, rivolto all’amico:
    “Guarda i miei calzini.., sono un vero disastro! Mi si bucano sempre… ”
    “Vuoi un consiglio? Sposati, amico, sposati!” – lo sollecita l’amico
    “Quando ero scapolo, anche a me succedeva la stessa cosa… ora invece mia moglie mi ha insegnato a rammendarli!…”

  2. Ma quante belle storie …questi maschietti!!!!
    Si sposano per necessità (non sanno cucinare , non sanno cucire un bottone, non sanno stare soli, non ricordano dove mettono i calzini, per non parlare delle camicie lavate e stirate, non sanno fare la spesa :comprano patè de fois gras e gli manca il latte per la colazione, e tanto altro ancora….) e poi ti dicono che sposandoti ti fanno un favore …che ti proteggono….
    A chi?????
    :-))))))))

    P.S. ci sono le eccezioni…come sempre…
    quindi …tutti eccezioni!!!!!

    • Concetta mia, quanto hai ragione. Cercano una vice-mamma, qualcuno che li accudisca per tutta la vita. Io ho intrapreso la mia “battaglia” già da cinque anni. Non cucino, o meglio gli dò da mangiare senza cimentarmi nella sfida con mammà, gli ho insegnato a fare la spesa (con scarsi risultati), cambia pannolini e accompagna i figli a scuola, perché ha una moglie pendolare. E’ faticoso, ma sto cercando di fargli comprendere che essere sposati significa intraprendere un percorso comune, intervallato da un percorso individuale e che le due strade non devono necessarimante dividersi, ma intersecarsi, allontanarsi, cercarsi, perdersi, ritrovarsi. Mi dice che l’ho obbligato a sposarmi, che da sola non ce l’avrei fatta. Ora che sono cresciuta, so che non è così.Scelgo di stare accanto a lui ogni giorno, con la piena consapevolezza che non è detto che sarà così per sempre. L’unica certezza che ho e che oggi va bene cosi, domani, come diceva Rossella “E’ un altro giorno…” o come dice la canzone “sarà quel che sarà”. Io ci credo e combatto. Voglio quindi posso.

      • E adesso, giusto per rincuorare la categoria femminile, devo dire che l’eccezione c’è. Io ce l’ho in casa. Mio marito è la persona più femminista che conosco, perché non lo dice a chiacchiere, ma lo dimostra nei fatti. Lui crede nella parità, ed è paritario nelle sue azioni quotidiane, nel suo modo di vivere. Dal primo giorno che è venuto a vivere con me ha fatto di tutto in (e per) la casa. Senza bisogno di chiederglielo, perché lo ha sempre ritenuto giusto e normale, lui.Ci siamo sempre divisi i compiti, e quello che non sapeva fare se l’è fatto insegnare, con voglia di imparare, senza alcuna imposizione. Dice sempre che ama la nostra casa, perché l’abbiamo costruita e riempita d’amore e che prendersene cura è comunque piacevole, anche quando i compiti sono gravosi e noiosi. Purtroppo so che lui è un’eccezione, ma è anche la dimostrazione che volendo si può. Che basta non dare per scontate le cose in una coppia e mettere in pratica quelle che a volte per gli uomini sono solo slogan sulla parità dei sessi 🙂

  3. La bellissima lettera citata da Vincenzo mi ha dato lo spunto

    “Mi sono sposato davanti a un giudice. Avrei dovuto chiedere una giuria.”
    Groucho Marx

    “Il matrimonio è come una trappola per topi; quelli che son dentro vorrebbero uscirne, e gli altri ci girano intorno per entrarvi.”
    Giovanni Verga

    “Le ho chiesto di sposarmi, e lei ha detto no! E da allora viviamo felici e contenti.”
    Spike Milligan

    “Sposarsi o non sposarsi non è importante. In ogni caso ti pentirai.”
    Socrate

  4. 14 gennaio 1964
    Caro Eddie,
    brevemente le due più fragorose risate che io ricordi (esclusi i miei tre matrimoni) le devo a uno spettacolo di vaudeville intitolato “Ritorno a casa”.
    Una era quando Zeppo usciva dalle quinte annunciando “Pa’, è arrivato l’uomo della spazzatura”, e io rispondevo “Digli che non ne vogliamo”.
    L’altra, quando Chico mi stringeva la mano dicendo:”Vorrei congedarmi da tua moglie”, e io “Chi non vorrebbe?”.
    Stammi bene.
    Saluti,
    Groucho Marx

  5. Lo dico: sarei TENDENZIALMENTE d’accordo con Adriano. Ma vorrei spiegare perché sono d’accordo e perché lo sono tendenzialmente.
    Comincio col dire che penso in tutta onestà di avere un matrimonio (civile, lo sottolineo perché mi rendo conto che nel caso di quello religioso subentrano altro tipo di varibili, che non sono trascurabili in questo tipo di argomentazione) fantastico, arrivato dopo quasi 3 anni di convivenza e 16 di vita insieme con il mio attuale marito. Direi che ci siamo arrivati più che consapevoli della scelta che stavamo facendo e più che sicuri di voler condividere il futuro. E lo vogliamo, con tutte le nostre forze. Detto questo, il domani è comunque incerto, tante sono le cose che possono capitare. Non dico che concordo con il rinnovare “il contratto” ogni tot anni,perché questo sembra anche a me sminuire troppo il senso di un legame, ma secondo me sarebbe giusto accorciare i tempi dei divorzi attuali (italiani) e soprattutto snellire le difficoltà burocratiche, tra l’altro costosissime. Questo sì. Se ci si rende conto ad un certo punto che il percorso insieme è finito, pur essendo partiti con i migliori presupposti, nessuno, né tanto meno lo Stato deve peggiorare la già difficile e dolorosa situazione con lungaggini legali e costi non sempe sostenibili.

  6. Matrimonio a tempo e i tempi del matrimoio
    Recentemente ho partecipato ad un pranzo a casa di miei amici che festeggiavano il loro 40° anno di matrimonio.Ho partecipato con piacere alla loro semplice ,casalinga, ordinaria ,e non trascurabile felicità.
    Questo piccolo evento mi ha dato ancora una volta occasione di osservare e considerare l’abitudine di noi umani di stabilire ,con l’avvallo delle istituzioni,dei rapporti duraturi e fondanti per quel sacro e tradizionale vincolo della famiglia,a sua volta costruito sul vincolo del matrimonio.
    In questo momento storico in cui la famiglia e il matrimonio sono considerati realtà staccate e non più interdipendenti, si può avere famiglia e non essere sposati ,e figli con diversi parters,e famiglie allargate,dove è fondante la scelta di stare insieme senza legami biologici.Il matrimonio è per me oggi, dopo circa trentanni di condivisione con il mio coniuge, una realtà in continua evoluzione. Da cinque anni non divido il tetto coniugale ma questo non impedisce di essere partecipe e attenta a qualsiasi tipo di realtà e problematica che riguarda mio marito e i miei ragazzi con i quali sono in contatto costantemente e dai quali ricevo lo stesso tipo di attenzione e partecipazione.Tre anni fa avevo deciso di separarmi ,anche su richiesta di un mio compagno di allora , ma poi ho desistito di fronte alle difficoltà ,costi e tempi comunque troppo lunghi che richiede la burocrazia.
    Con questo non voglio dire che il mio matrimonio non sia fallito tecnicamente e sarebbe stupido da parte mia affermare che sia stato una felice unione ,ma sicuramente un duraturo rapporto ,attraverso il quale siamo entrambi cresciuti, anche a volte con inevitabili ,enormi e drammatici momenti di contrasto.
    Il martimonio ,quindi per concludere,può essere un legame a tempo che scade dopo un certo data ,ma anche un legame nei tempi individuali di crescita personale e di libera partecipazione alla vita di una non più coppia ,ma famiglia.

  7. Avevo un collega fingeva di pensarla esattamente così. Fingeva, perché della moglie era ed è innamorato, pur non tralasciando una discreta dose di disincanto e di realismo.
    Da parte mia, credo tanto nella serietà e nella sacralità del matrimonio…da non crederci. Mi spiego: giurarsi AMORE eterno, recitare una formula che ha -almeno adesso, poi chissà se la cambieranno ancora-come concetto basilare quello dell’ACCOGLIENZA reciproca, essere pronti al RISPETTO…Mica è cosa da poco!Allora, se non si è pronti a questo, che senso ha stipulare un contratto a tempo? Per rendersi un reciproco servizio? piuttosto, mi affitto un gigolò. Almeno risparmio sulle spese per l’abito, il servizio fotografico, le bomboniere (!!!)…E mi diverto.

    • eh eh Mariagiovanna
      il mio commento è lo stesso fatto a Grazia. Ripeto un concetto. Il fatto che uno o una sia pronto significa immutabilità delle cose?
      Quale problema pone il fatto che il matrimonio sia a scadenza visto che lo puoi banalmente rinnovare. Che centra la burocrazia con il rapporto umano tra le persone. Se è per un fatto di credo o morale religiosa, rispetto il tuo pensiero ma preferirei che non fosse imposto a tutti i cittadini. C’è voluta una dura battaglia per ottenere la legge sul divorzio. Ma il problema rimane per la macchinosità, le lungaggini e tutte le amarezze che si porta dietro. E’ in corso una nuova battaglia per il divorzio breve che permetta di sciogliere l’unione in tempi e modi più armoniosi con il nostro vivere.
      Invece io penso che un matrimonio a tempo sia una soluzione ancora più pulita. Chi vuole continuerà a vita a confermarlo e chi no sarà libero di interrompere li
      W FRAU PAULI

      • E allora chiamiamolo “contratto di reciproca collaborazione a tempo determinato”. Non sono una clericale e non mi sono mai sposata, perché ho un mio modo di vedere le cose: per sposarsi ci vuole anche un po’ di coraggio e se non si è pronti a farlo non c’è nessun obbligo. Preferisco sostenere la battaglia per le unioni di fatto, piuttosto che l’ipocrisia di un matrimonio inteso come una temporanea alleanza.

  8. Vogliamo trasformare il matrimonio in un mandato presidenziale? O in una legislatura?
    Non vedo l’utilità di un matrimonio a termine quando c’è già la convivenza, si sta insieme finchè va bene, quando la storia finisce ci si lascia senza complicazioni burocratiche, è stato bello…addio.
    Sarebbe più sensata una legge degna di un paese civile che tuteli le unioni di fatto.
    L’ amore richiede impegno e dedizione, con o senza anello al dito e chi considera il matrimonio un cappio al collo non è obbligato a sposarsi.
    Però è così bello e confortante vedere per strada ogni tanto certe coppie anziane che si tengono ancora per mano e si sorreggono l’un l’altro….

    • Cara Grazia, sono totalmente d’accordo su una legge per le coppie di fatto.
      Ma l’affermazione che “uno non è obbligato a sposarsi” cela un concetto di immutabilità delle cose che si insinua nella frase, cela il fatto che non si possa, per ragioni di “morale”, modificare la propria opinione, la propria strada, la propria vita.
      Nella vita sono tante le cose che “non siamo obbligati a fare”, che facciamo convinti al momento, e che poi, modifichiamo non facendole più.
      Certo che è bello e confortante vedere certe coppie di anziani che, ma per ognuna di quelle coppie ve ne sono altre 100 o forse 1000 che invece no, perché non hanno avuto voglia, coraggio, forza, opportunità di modificare la loro scelta, perché la strada italiana alla separazione e lunga e velenosa, perché a volte ottenebrati da un “morale” religiosa che inculca l’immutabilità delle cose.
      Infatti, loro, dico i preti, non si sposano, mica sono fessi. Lo fanno fare a te dicendo che è cosa buona e giusta, anzi necessaria, ovviamente il sesso è per procreare e non per godere, tranne che per loro, e poi una volta sposato il matrimonio e sacro, è un sacramento, unione inviolabile e inscindibile.
      W FRAU PAULI

  9. a me questo elemento non piace….se l’uomo non conosce il significato del verbo sposarsi perchè poi lo fa a tempo determinato??? non lo facesse proprio e amen…toglietemi una curiosità: fatto a tempo determinato poi si acquisisce un titolo che ci fa capire il significato del verbo??? boh!!!!

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