La Bella Napoli di Irma Saccone

Gentile Professore,
sono quella signora dai capelli bianchi che lei incontrò alla libreria Feltrinelli di piazza dei martiri, con cui scambiò poche parole e a cui diede in omaggio il suo libro “Bella Napoli” chiedendo semplicemente che venisse letto. L’ho letto con attenzione e la prima espressione che mi è venuta alle labbra è stata: “Finalmente una boccata d’aria pura”. Sì, perchè leggere di Napoli, attraverso storie di lotte e conquiste personali di giovani napoletani, restituisce quel senso di orgoglio di appartenenza a questa nostra terra napoletana di cui si evidenziano spesso e soltanto- purtroppo spesso a ragione- i tanti aspetti negativi. E mi vado dicendo che questo libro dovrebbe circolare sopratutto fra i giovani per lo più delusi dalle poche o assenti aspettative di lavoro. Certamente ne trarrebbero motivo d’incoraggiamento, di ottimismo. Ed io mi adopererò, per quanto mi sarà possibile, di proporre la lettura del suo libro a giovani e ad adulti: a proposito mi è capitato di parlarne con la prof. M. S., che insegna anch’ella alla Università di Salerno. Siamo amiche e -i casi strani della vita- si metterà a contatto con lei, sempre a proposito del libro, che io le avevo mostrato in un incontro a casa mia.
Ora mi permetto di suggerirle quanto già suo figlio Luca benevolmente gli fa notare: raccontare, narrare in prima persona.La sua nota introduttiva “benvenuti a Bella Napoli” è stata, per me, una delle più belle pagine del  libro, comprese la prefazione e la postfazione, e per la forma e per il contenuto. Non mi dilungo oltre, sono solo un’accanita lettrice. Con tanti auguri.
Irma Saccone
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2 Replies to “La Bella Napoli di Irma Saccone”

  1. Una testimonianza che conforta. Napoli è “Bella” davvero, e lo è anche l’Italia. Lo pensavo domenica a Torino, dove sono stato per l’Adunata Nazionale degli Alpini: c’erano quasi un milione di persone, giunte da ogni parte d’Italia e del mondo per testimoniare i loro valori, per dire grazie. Ed è quello che fa Bella Napoli: esprime la speranza, descrive la positività come punto di partenza – o di ripartenza. Non è facile dire “Faccio bene il mio lavoro” in un paese dove molti mirano a far passare il tempo, a trovare il posto comodo che ti dà soldi in cambio di poco (imboscati, dicevamo a naja, quelli che si sdraiavano sugli zaini in magazzino mentre tu magari sgobbavi a montare le tende e a caricare i camion).

    È giusto dirlo, è giusto che i giovani sappiano quali valori preferire, soprattutto a Napoli, dove il gioco può portare su una brutta china. E ci vuole chi lo dica, come il mio amico Vincenzo, che è una persona dal cuore grande così (non si vede, ma ho allargato le braccia più che posso, come per abbracciarlo)

  2. Allora, la faccenda è andata più o meno così: la signora Irma, anche se naturalmente non avevo idea che si chiamasse così, stava nella feltrinelli di piazza dei martiricon un bel mucchietto di libri e discuteva con la commessa su quali avrebbe preso questa volta e quali la prossima. Al mio sguardo curioso ha risposto con un “sa, mi piace tantissimo leggere, io me li porterei tutti a casa, ma tutti tutti non si pò, bisogna fare una selezione”. Non ci ho pensato un seocndo, ho preso dallo scaffale una copia di Bella Napoli, sono andato alla cassa a pagarla e l’ho donata alla signora dicendole che mi avrebbe fatto molto piacere che lei accettasse questo piccolo dono, che lo leggesse e che magari scrivesse qualche riga di commento.
    Come diceva la canzone? I sogni son desideri? Appunto.
    Grazie ancora signora Irma.

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