Dear Horatio

umberto pastore and me

La foto è di domenica 22 maggio, 36-37 anni dopo l’ultima volta che avevo visto Umberto.
Sì, dear Horatio,  there are more things in heaven and earth than are dreamt of in your philosophy. Prendi Umberto e me, siamo cresciuti assieme, nel senso che abbiamo giocato a pallone assieme, che abbiamo suonato assieme, nel senso che lui suonava e io strimpellavo appresso a lui perché volevo partecipare e magari partecipando partecipando acchiappare qualche ragazza, abbiamo studiato e vissuto assieme per un anno, il primo dell’università a Salerno, ci siamo innamorati assieme e abbiamo cantato e abbiamo sognato e abbiamo fino a che non ha vinto il concorso nelle ferrovie, macchinista, a Verona, a cavallo di una locomotiva, come un eroe gucciniano però senza rabbia, mite, sorridente, affettuoso, buono.
Sì, direi che è incredibile la facilità con la quale una persona come me con i suoi oltre 100 mila chilometri riesce a perdere di vista un amico così per oltre 35 anni. Chissà, forse assieme alla banalità del male c’è anche una banalità dell’amicizia perduta, all’inizio ti dici prima o dopo lo acchiappo, ne sei certo, non è possibile diversamente, e intanto il tempo passa, e poi magari passi per la stazione di Bologna o anche quella di verona e guardi qui e là nei treni pensando chissà, magari sta qui, magari lo abbraccio, magari e intanto il tempo passa, e poi magari decidi di fare una rimpatriata e di rivedere tutti i tuoi amici di secondigliano sparsi per il Nord e poi al’ultimo non ci riesci e intanto il tempo passa, fino a quando un sabato, 21 maggio 2011, non rispondi al telefono e una voce di là ti dice “ciao Vincenzo, non so se ti ricordi di me, sono Umberto Pastore”. Sì, non so se ti ricordi di me, ve l’avevo detto che ui è fatto così, dolce, mite, adesso non fatemelo ripetere. Certo che mi ricordo, e poi l’emozione dell’incontro il giorno dopo, e la foto, e la promessa che alla prima occasione ci rivediamo.
Sì, lo prometto, questa volta non me lo lascio scappare, non ho più venti anni, non posso permettermelo. Comunque state tranquilli, che vi tengo informati.

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One Reply to “Dear Horatio”

  1. “Non ho più vent’anni, non posso permettermelo”. Cosa sarà mai questo bisogno di rivisitare il passato, di ricostruire i ponti demoliti, di riannodare i fili che si sciolsero un giorno che ci prende a una certa età? Come un’ansia di riappropriarsi del tempo perduto, con una proustiana ricerca nei volti mutati dei tratti di ragazzi e ragazze di allora. Mi è capitato di radunare i ragazzi delle medie a gennaio (32 anni dopo!) e di passare una serata indimenticabile. Sarà un fatto psicologico, sarà un’esigenza dovuta agli anni che passano, sarà quel che sarà… ma è stato così bello riabbracciarsi. Giuro, mi sono sentito più giovane. Perciò, Vincenzo, non lasciarti scappare Umberto. E buona vita…

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