La sindrome di Stradivari e la regola dell’accesso

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Se vi racconto come li ho messi assieme la faccio troppo lunga, perciò vi dico che all’inizio, questo inizio, ci sono Karl Popper e Richard Sennett, da un lato l’idea che “se non vogliamo ragionare in circolo, dobbiamo assumere un atteggiamento altamente critico verso le nostre teorie, l’atteggiamento consistente nel cercare di confutarle”, dall’altro le ragioni per non finire vittime della sindrome di Stradivari, quella strana malattia che prende il tecnico, l’esperto, che ritiene di avere competenze così irripetibili da non poter essere tramandate, proprio come nel caso del leggendario liutaio di Cremona. E dato che tutto ciò che ha un inizio ha anche una fine, talvolta anche un fine, vi anticipo che tutto questo ci condurrà in vario modo alla voglia di fare bene il proprio lavoro, all’etica nel lavoro, ai pericoli connessi all’accumulazione egoistica delle competenze.

Mi spiego con un esempio, anzi due. Il primo si riferisce al Goodwork Project diretto da Howard Gardner, Università di Harvard, al caso di corruzione a carico di alcuni giornalisti del New York Times. La colpa? Secondo i ricercatori dell’istituzione, nel senso della presunzione di sentirsi “il” Nyt, lo stradivari dell’informazione, un giornale che non ha bisogno di comunicare esplicitamente quali sono i suoi standard e per questa via crea il contesto nel quale giornalisti senza scrupoli possono piegare l’istituzione ai loro scopi. L’antidoto? Secondo Gardner quel particolare tipo di trasparenza basata su criteri che definiscono il lavoro ben fatto in un linguaggio chiaro e comprensibile ai non addetti ai lavori.

Il secondo si riferisce al progetto di citizen journalism che sta portando avanti la Fondazione Ahref che non solo definisce ed esplicita i criteri che ritiene debbano essere rispettati perché l’informazione possa essere definita di qualità, ma tende a fare di questa qualità la cornice cognitiva, il presupposto, a partire dal quale i cittadini diventano reporter che promuovono e realizzano le loro inchieste.

Nel caso di La scuola abbandonata, la prima inchiesta di Fondazione Ahref, abbiamo perciò raccontato passo passo come ci siamo mossi, abbiamo definito una metodologia (Regola dell’A.C.C.E.S.S.O.: A come artigiano, C come cittadino, C come conservare, E come errore, S come storie, S come serendipity, O come organizzare) e l’abbiamo condivisa con l’auspicio che sia di aiuto per i futuri cittadini reporter. È un gioco solo in parte nuovo, però è un gioco che può cambiare le regole del gioco in un settore strategico come quello dell’informazione. Cliccate su “mi piace” e giocate anche voi.

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