Citizen Reporter Generation

Non importa come comincia, importa che cominci. Al mitico Jack Kerouac piaceva raccontare che il termine “beat” l’aveva inventato lui nel 1948, quando nel corso di un intervista aveva detto “this is really a beat generation” e poi scriveva che nel 1944 era stato Herbert Huncke, hipsters di Chicago, che in Times Square, a New York, l’aveva avvicinato e gli aveva detto “Man, I am a Beat” (Emanuele Bevilacqua, Guida alla Beat Generation. Kerouac e il rinascimento interrotto), ma tutto questo chi se lo ricorda? Quello che resta è la Beat Generation, con i suoi interpreti, i suoi miti, i suoi personaggi, la sua dannazione e la sua poesia.
Adesso non pensate che io sia impazzito, perché magari ci arrivo ma ancora non ci sono, pensate piuttosto all’idea di una Citizen Reporter Generation che piano piano cresce, si consolida, si diffonde, accede alle notizie e le diffonde seguendo quelle quattro regole lì, accuratezza, imparzialità, indipendenza, legalità, che quando mi chiedono “perché”, e rispondo “perché produrre informazione in maniera partecipata con questo approccio vuol dire cambiare in profondità il concetto di informazione, il modo di farla, il rapporto tra il cittadino e l’informazione, il mestiere del giornalista e tante altre cose ancora” anche i più scettici fanno sì con la testa e mi dicono “certo, sarebbe bello”.
No, non sarebbe bello, è bello. Molto bello. Ma non basta che sia bello, bisogna che tu, tu, tu e poi anche tu e ancora tu decida di partecipare, di sperimentare questa nuova modalità di inchiesta, di contribuire al successo di questa idea.
Iscriversi è facile come su Facebook o altri social network di tipo generalista, partecipare no, ma solo nella prima importante fase, quando vi si chiede di comprendere e condividere un metodo, di adottare un approccio, di essere parte di una comunità che sceglie di fare informazione consapevole, di qualità.
Non ci sono barriere tecnologiche. Baudelaire diceva che una poesia dice un mondo, anche una foto, un breve commento, un testo, una piccola intervista audio, un breve video fatto con un telefonino.
Roberta Della Sala con un video di poco più di 1 minuto ha ripreso 3 donne nigeriane che a Castel Volturno, in provincia di Caserta, sono state tolte dalla strada, che fanno le sarte, che grazie all’opportunità data loro dalla Cooperativa sociale Altri Orizzonti hanno potuto dare una svolta alla loro esistenza,  e Gennaro Cibelli continua a documentare con belle foto le tante meravigliose attibvità che vengono realizzate nella sua cittadina, Castel San Giorgio, come ad esempio le cornici che vengono realizzate in una bottga dove vigeva una regola, scritta sulla porta, di questo tipo: “Quello che va quasi bene … non va bene, Pane e Lavoro”.
No, per me la Citizen Reporter Generation non è un sogno, non sono solo, e come diceva Ernesto Guevara, il Che, solo quando si sogna da soli è un sogno, quando si sogna in due comincia la realtà. Figuaretvi quando si sogna in migliaia. Buona partecipazione.

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