Tu chiamale se vuoi, emozioni

‘O saccio. Scusate, “lo so”, che quando parlo tra me e me la lingua mia è quella napoletana va pure bene ma quando parlo tra me e voi invece no.

Dicevo lo so, finisce come ogni volta: certe amiche, e amici, le avviso dieci volte in dieci modi diversi, che diciamoci la verità si scocciano pure anche se mi vogliono bene e non me lo dicono, anche perché ci pensa mio figlio Riccardo a riportarmi nel mondo delle cose normali con il suo “pà, mi hai fatto la palla, me lo hai detto già venti volte, ti ho detto che li avviso i miei amici, però famme sta cuieto”; di certe altre, e altri, mi ricordo il giorno della presentazione, che dico, dieci minuti prima che cominciamo e allora mi do una manata in fronte e finisce con “mannaggia a me che ho dimenticato di avvisare questa, questo e pure questi altri”. Sì, avete letto bene, finisce, perché così come cerco di fare bene le cose che devo fare, così sono consapevole che la perfezione non è di questo mondo, che sono umano, dunque sbaglio. Sì, “sbaglio, dunque sono” mi piace un sacco, secondo me funziona alla grande, a patto però di avere l’approccio giusto, quello che non ti fa accontentare, quello che ti spinge a migliorarti sempre, ad alzare l’asticella, a varcare la soglia del dolore, come avrebbe detto mio padre “a jettà ‘o sang”, a buttare il sangue, pur di fare bene quello che devi fare, l’approccio che ti fa guardare soddisfatto a quello che hai fatto una volta che l’hai fatto, e ad accettare il fatto che non è venuto perfetto, che da qualche parte c’è sicuramente qualcosa che potevi fare meglio.

Ecco, vedete, quando le devo spiegare così le cose me la cavo, il fatto è che invece il libro che presento venerdì della prossima settimana, il 22 marzo, è un romanzo, il mio primo romanzo, e questo mi fa stare teso come una corda di mandolino.

Dico la verità, qualche segnale incoraggiante c’è già, c’è chi mi ha detto “vincenzo, ho riso tanto e ho pianto tanto” e chi mi ha detto “vincenzo, il tuo romanzo è bellissimo, ci stanno sentimenti e idee molto profonde raccontate in maniera molto semplice”, e per me questi sono dei gran bei complimenti, cose dette da persone che stimo molto. Che però sono anche persone che mi conoscono e mi vogliono bene, e questo pure conta.

Comunque dopo domani il libro comincerà a essere nelle librerie, spero che ci sia qualcuno delle persone a cui lo abbiamo mandato che lo recensisca, e allora vedremo che si dice, capirò se ho esagerato oppure no nel buttare il cuore oltre l’ostacolo, perché scrivere un romanzo è una cosa a parte, ma questo voi lo sapete già.

Niente, per ora mi fermo qui, vi allego l’invito, spero che gli amici napoletani mi aiutino a farlo girare tra i loro amici. Come si dice a Napoli, “ ‘o ‘nvitato po’ invità”, l’invitato può invitare, perciò cosa aspettate?

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