Spazi e luoghi per la crescita del lavoro giovanile

di Dunia Pepe
Ciao Vincenzo, continuo a seguire i temi trattati nelle tue rubriche e, tra gli altri, quello interessantissimo “Tutto il FabLab Napoli minuto per minuto”. Mi sembra particolarmente significativo seguire la narrazione di questo corso per giovani artigiani digitali con le testimonianze dei partecipanti, di coloro che hanno voluto ed ideato il corso, del tuo sguardo attento, delle persone esterne come la signora Veronica Testa che, nei giorni scorsi, ti ha scritto per raccontarti del suo perspicace figliolo il quale, come regalo per il suo settimo compleanno, ha chiesto proprio una stampante 3D.
Per ciò che riguarda le tematiche legate ai giovani, alle loro possibilità di occupazione, alla rinascita dell’artigianato in formato digitale come nuova possibilità di lavoro mi viene in mente un tema per molti aspetti parallelo e fortemente significativo. Da un lato, come tu stesso racconti nel tuo blog, si incoraggia la promozione del mestiere artigiano presso i giovani con la straordinaria innovazione legata all’utilizzo del digitale, delle stampanti 3D, della robotica. D’altra parte, qualcuno si sta occupando di recuperare degli spazi inutilizzati per la crescita del lavoro giovanile ed anche per la promozione di questi nuovi lavori.
Questo mi sembra, come ti ho detto, un tema significativo e mi viene in mente, in particolare, la figura ed il lavoro di Giovanni Campagnoli. Giovanni Campagnoli, che ho la fortuna di conoscere, si occupa dello sviluppo di politiche giovanili. Grazie ai suoi studi, alle sue ricerche ed al sito http://www.riusiamolitalia.it che cura insieme a Roberto Tognetti, Giovanni si interroga su come i tanti spazi inutilizzati e spesso dimenticati, sparsi nei nostri territori, potrebbero essere riportati a nuova vita soprattutto grazie alla creazione di start up giovanili di portata innovativa.
“Per la prima volta, scrive Giovanni Campagnoli nella Premessa del suo libro pubblicato nel 2014, Riusiamo l’Italia, i territori vivono un fenomeno nuovo, quello di trovarsi ‘pieni di vuoti’: significa cioè che sono diventati molti i luoghi abbandonati quali ex scuole, caserme, fabbriche e capanno­ni industriali dismessi, cinema chiusi, stazioni, negozi, abitazioni, uffici vuoti, così come gli spazi finiti e mai aperti… Tutti questi luo­ghi non abitati dalle persone pongono la questione di individuare nuove funzioni d’uso e nuove progettazioni. La sfida è ricercare le condizioni affinché questi spazi tornino ad essere luoghi significativi per la comunità locale, per farne oc­casioni di sviluppo a partire dai giovani. L’ipotesi è che questi spazi possano essere riempiti di talento, competenze, intelligenze, passioni e che, con anche un po’ di co­raggio, questi luoghi diventino dei laboratori di innovazione so­ciale”. Possono nascere così nuovi spazi aperti non solo ai nuovi lavori, alle nuove sfide, ma anche ad un rinnovato rapporto con i territori che essi stessi contribuiscono a rivitalizzare.
Ispirandosi alla teoria della ‘Coda lunga’, formulata da Chris Anderson nel 2004, Campagnoli spiega come i nuovi lavori legati soprattutto alle dimensione del web segnino il passaggio ‘da un mercato di massa ad una massa di mercati’. Ne consegue che i nuovi lavori di contenuto innovativo finiscano per occupare molte nicchie di mercato anche se a numerosità ridotta, mentre i lavori tradizionali tendono sempre più a concentrarsi in un numero ridotto. Secondo le parole usate dallo stesso Campagnoli, in una situazione difficile come quella attuale “ripartire dalla cultura e dalle nuove generazioni può essere una potente misura ‘anticiclica’, capace di invertire il trend negativo della fase reces­siva caratterizzato dalla diffusione di una forte sfiducia proprio nel futuro”. Il riutilizzo dei luoghi abbandonati, l’apertura di nuovi spazi, la creazione di lavori innovativi non solo aprono tante possibilità di lavoro anche se all’interno di piccole nicchie di mercato, ma segnano una rinnovata fiducia per i giovani di rientrare nel mercato del lavoro così come nel ciclo di vita dell’economia e della realtà storico-sociale.
I protagonisti di questa nuova economia dunque sono proprio i giovani. Giovani che promuovono l’economia della conoscenza, collaborano nei co-working e nei FabLab, “creano start up innovative – ci suggerisce lo stesso Campagnoli – di valore sociale e/o culturale, educativo, artistico, o relativo agli ambiti dei servizi al turismo e valorizzazione ambientale, sport, comunicazione e informazione, green economy”.
Nel sito www.riusiamolitalia.it Giovanni Campagnoli raccoglie e racconta diverse buone pratiche già presenti nel territorio italiano. Così, egli racconta, in Puglia, il trinomio giovani, start up e spazi è alla base del successo dell’azione Laboratori Urbani, nell’ambito del Program­ma Regionale ‘Bollenti Spiriti’. “Si tratta del recupero di 151 ‘vecchi edifici per giovani idee’: immobili dismessi di proprietà dei Comuni pugliesi recuperati per diventare nuovi spazi pubblici per i giovani, spazi dedicati all’arte e allo spettacolo; luoghi di uso sociale e sperimentazione delle nuove tecnologie; servizi per il lavoro, la formazione e l’imprenditoriali­tà giovanile; spazi espositivi, di socializzazione e di ospitalità”.
Infine Vincenzo, ci tengo a farti notare che tra le diverse best practices, presentate nel sito http://www.riusiamolitalia.it/ita/best_practices.asp, compare anche l’esperienza ‘Il Cantiere’ nata a Frattamaggiore nel 2003. In un contesto interessato per lunghi anni da un notevole degrado, ‘Il Cantiere’ offre diversi servizi di grande utilità rivolti soprattutto ai giovani e riguardanti sia le informazioni, l’orientamento per il lavoro e la formazione; sia corsi e laboratori anche di natura innovativa.

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